|
TIRO AL BERSAGLIO Un
opuscolo dell’Università di Firenze, destinato alle matricole della
Facoltà di Ingegneria, prende di mira la riforma universitaria e i
tagli apportati dall’ultima finanziaria ai finanziamenti degli
Atenei. Questo comporterà «la progressiva riduzione e il limitato
ricambio generazionale del corpo docente» e altre conseguenze nefaste
«sulla quantità e qualità dell’offerta formativa», sicché, «laddove
ogni Stato moderno fonda il proprio sviluppo futuro investendo sulla
cultura e sulla ricerca, in Italia i migliori cervelli saranno
incentivati ad andarsene». Gli studenti sono invitati «a divulgare
anche presso le proprie famiglie le profonde difficoltà che
l’Università si trova oggi ad affrontare». Bene: come si può non
essere d’accordo? All’Ateneo fiorentino, classificato tra i non
virtuosi per l’enorme deficit accumulato e per il fatto che la quasi
totalità delle risorse se ne va in stipendi per il personale, da
tempo sono vietate le assunzioni di nuovi docenti, e molti settori
sono in sofferenza. Per alcune discipline (importanti e fondamentali:
non stiamo parlando di Storia della curva Fiesole o di Metallurgia
applicata alla fabbricazione della fibbia) la situazione è
drammatica. Bastino, per la Facoltà di Lettere, gli esempi di
Letteratura Spagnola, materia tra le più importanti e affollate della
Facoltà, con centinaia di studenti (3 docenti sono andati in
pensione, nessuna assunzione, insegnamento rimasto privo di titolare);
di Filologia romanza (che contava, all’inizio degli anni Settanta,
su ben tre titolari d’insegnamento nell’Ateneo, più assistenti
vari; ora, con un numero di studenti ovviamente molto superiore, c’è
un solo titolare, più un ricercatore: caso unico tra i grandi e medi
Atenei, dove i titolari sono almeno 2 o 3, con un congruo numero di
ricercatori); di Filologia germanica, dove negli anni Settanta
c’erano 2 titolari con 3 ricercatori, e adesso un solo titolare che,
sprovvisto di collaboratori, per poter formare la commissione
d’esame è costretto a chieder soccorso a colleghi di altri gruppi
disciplinari. Dunque, tutto parrebbe dar ragione ai redattori del
documento anti-Gelmini. Però, se prima di sparare sul ministro, sulla
finanziaria e sul governo affamatore dell’Università si desse
un’occhiata in casa propria, non sarebbe male. Se, come abbiamo
visto, ci sono a Firenze materie che si estinguono, che faticano ad
andare avanti, che richiedono ai docenti sacrifici massacranti (e
anche indegni di qualsiasi paese civile, come un tour de force di 34
ore di esami in 3 giorni), ci sono settori ben pasciuti, che il
rischio d’estinzione non lo corrono nemmeno lontanamente. Vogliamo
fare un esempio? Eccolo. Guarda caso, si tratta proprio del settore
disciplinare dell’ex rettore Marinelli. Sapete
quanti sono a Firenze i professori di Economia Agraria ed Estimo
rurale (insomma, i docenti afferenti al settore disciplinare Agr/01)?
Sono QUATTORDICI, compreso l’ex rettore Augusto e il di lui
rampollo, più un ricercatore a contratto. Non ci credete? Ecco i
nomi:
Sarebbe interessante scoprire quanti sono in media nelle Università straniere (meta probabile dei nostri cervelli in fuga) i docenti di «quel» settore disciplinare. Un settore che di recente è stato oggetto d’indagine per la gestione, diciamo così, non proprio esemplare di certi concorsi. Il magistrato non ha ravvisato fattispecie penali, dato che la legislazione universitaria è così confusa, contraddittoria e carente che è ben difficile dimostrare ipotesi di reato. Ha gettato la spugna, il pm, ma non ha rinunciato a dire quel che ha capito dalle carte. Scriveva dunque il pm di Trieste Maurizio De Marco (che nel 2006 aveva ricevuto per competenza l’indagine aperta a Firenze sui condizionamenti dei concorsi universitari di Economia agraria), chiedendo l’archiviazione del procedimento, che nell’insegnamento universitario dell’Economia agraria c’è stato «l’assoluto predominio» di una scuola, definita anche «gruppo di potere», che ha condizionato i concorsi e gli avanzamenti di carriera. «Un sistema che paradossalmente potrebbe definirsi mafioso, ma che, a causa di un buco legislativo, non appare punibile sul piano penale», si leggeva nell’articolo della giornalista di Repubblica Franca Selvatici sull’argomento (lo si può rileggere nel nostro vecchio post Far West). Già da tempo Ateneopulito aveva denunciato l’insostenibilità di una gestione dell’Università fiorentina non dissimile da quella dell’Economia agraria. Ma quelli che ora sparano sulla Gelmini per le difficoltà finanziarie del nostro Ateneo, allora dov’erano? Tutti accovacciati ai piedi del Magnifico ex rettore e della sua schiera di discepoli?
|