La ribollita immangiabile
e i segreti di cucina della premiata trattoria SUM


Il 24 e il 25 novembre 2006 si è tenuto a Palazzo Strozzi (vedi il precedente intervento in questo stesso sito, Lezioni di Palazzo Strozzi) un "Seminario con i docenti e gli allievi dei dottorati e dei programmi di post-dottorato dell'istituto".

Il titolo del seminario era:

Il sé globale: strategie delle soggettività e delle differenze tra storia, politica e cultura.

Tre le sezioni del seminario:

1) Le costruzioni del sé: il Novecento come problema

2) Identità, eguaglianze, diversità

3) I segni e gli imperi.

Ben quattordici le relazioni, cui vanno aggiunte l'Introduzione di Aldo Schiavone e le Conclusioni di Umberto Eco. Ecco i nomi dei relatori in ordine alfabetico:

1) Laura Barletta (Storia contemporanea), proveniente dall'università di San Marino, dove Aldo Schiavone si cimentò a suo tempo nelle sue prime iniziative di manager-stratega, istituendo la poco fortunata (pare) Scuola di San Marino;

2) Omar Calabrese (Filosofia e teoria dei linguaggi), noto semiologo. Per la verità di segni e di semiologia nessuno discute quasi più, ormai. Anzi, se raramente se ne parla, è quasi sempre per rispolverare una freddura dei primi anni Settanta, quando i 'segni' imperversavano ovunque e un autorevole accademico di vecchio stampo - ma anche di antica saggezza - ebbe l'idea geniale di definire la nuova, invadente, tautologica pseudoscienza semplicemente e brutalmente 'scemiologia';

3) Franco Cardini (Storia medievale);

4) Mario Citroni (Letteratura latina);

5) Francesco M. De Sanctis (Filosofia del diritto)

6) Roberto Esposito (Filosofia teoretica);

7) Andrea Giardina (Storia romana);

8) Leonardo Morlino (Scienza della politica);

9) Guido Martinotti (Sociologia urbana, prorettore di Milano Bicocca e, si dice, prossimo al trionfale ingresso nel corpo docente del SUM);

10) Paolo Prodi (Storia moderna);

11) Silvia Sebastiani (Storia moderna), proveniente dall'Istituto Universitario europeo di Firenze;

12) Emanuele Stolfi (Diritto romano);

13) Alberto Varvaro (Filologia romanza);

14) Patrizia Violi (Semiotica). Come nel gioco dell'oca: ritornare sopra, al n° 2.
L'ordine alfabetico è forse l'unico che abbia una sua logica, in quanto è davvero arduo scovare il nesso tra un intervento di filosofia teoretica su Ontologia del presente: comunità e immunità nell'età globale (parola fashionable e very trendy, che riempie la bocca, specialmente se pronunciata 'globbale' come si usa al di sotto del 42° parallelo: quante cronache, quanti talk show, quanti 'dibbattiti' sul villaggio 'globbale', sui 'no-gglobbal' ecc. Il SUM, fiutata l'aria, si è accodato scodinzolante) e una conferenza di letteratura latina dedicata a Smarrimento e recupero del sé nell'esperienza romana. D'altra parte, il dotto intervento sull'Impero americano e la tipologia storico-politica degli imperi è stato affidato a uno studioso di storia medievale. Vi stupite? Ma no! Com'è ben noto ai più, la vera specialità, anzi la disciplina fondante del SUM è la tuttologia applicata. Applicata a che cosa? Boh, vedete voi. Per farvi un'idea date una scorsa, in questo sito, all'Eccellenza sono me.

Insomma, più che un seminario, una ribollita indigesta, un intruglio cucinato e surgelato sotto la supervisione di osti campani, poi riscaldato e servito, a prezzi proibitivi per il contribuente, proprio qui a Firenze, dove trattorie di prim'ordine preparano ogni giorno a regola d'arte, e a prezzi modici, lo stesso piatto. Roba da non credere.

Sette dei citati relatori (Cardini, Citroni, Esposito, Giardina, Morlino, Schiavone e Varvaro) sono professori trasferiti al SUM a partire dal corrente anno accademico. Docenti di materie eterogenee, come abbiamo detto: tanto per fare un esempio, nessun piano di studi, nessun serio curriculum prevede, di norma, la contemporanea presenza di Scienza della politica e di Filologia romanza. Ma qui c'è una prospettiva altamente interdisciplinare, replicherà qualcuno. No, c'è solo un'incongrua e casuale accozzaglia di discipline legate da un progetto imperscrutabile, potremmo ribattere. Già: visto, diciamolo chiaramente, che il nesso tra le materie è così labile che tutto potrebbe sostituirsi a tutto senza stravolgere alcunché, il discorso si sposta inevitabilmente sui docenti. Quale patto, quale legame esiste tra di loro? Appartengono forse allo stesso partito? Non parrebbe. O li unisce, che so, la comune appartenenza a un'associazione di volontariato? a una setta new age? a una bocciofila del dopolavoro ferroviario? Sarebbe interessante scoprirlo (anche se alcuni un'idea sembrano averla già e ne parlano ampiamente in giro; ma il sito www.ateneopulito.it, aperto a chiunque voglia intervenire con documenti e testimonianze, non raccoglie voci, cita solo dati incontrovertibili).

Intanto il SUM sta minando dall'interno le università - Firenze, Bologna, Siena e Napoli (con tre atenei: Federico II, Orientale e Suor Orsola Benincasa) - che costituiscono la cosiddetta 'rete' di cui si proclama garante e sovrintendente. A proposito: non si era mai sentito, finora, che un ateneo si qualificasse come rete. Di che tipo di 'rete' si tratti esattamente, a dire il vero l'hanno capito in pochi. Però, che si vada tessendo qualcosa, di questo ci siamo accorti tutti. Riflettiamo su questi punti:

- Le università sopra citate demandano al SUM parte della loro autonomia. I rettori di tali atenei, accettando d'entrare nella rete, non si sono resi conto di avere, di fatto, consegnato ad altri le sorti delle proprie università?

- I dottorati gestiti dal SUM - ben 13 - hanno condizioni diverse rispetto ai dottorati degli altri atenei. Si legge infatti sul sito SUM: "A tutti gli allievi, borsisti e non borsisti, l'Istituto offre la residenza presso la sede del dottorato per tutta la durata dei corsi". Quali dottorati nazionali offrono il soggiorno? Se il SUM fosse un istituto privato, ciò non costituirebbe un problema, ma si dà il caso che sia statale: perché questa differenza che si configura come vera e propria concorrenza sleale? Basta un'eccellenza autoproclamata e autoreferenziale per giustificare tale privilegio?

- Il D.M. del 28 marzo 2006, firmato dal ministro Letizia Moratti, recita all'art. 7 (Interventi per Legge a favore delle Istituzioni ad ordinamento speciale): <<3.000.000€ (tre milioni di euro) vengono destinati, in parti uguali, per interventi consolidabili per l'avvio delle seguenti Istituzioni: Istituto Italiano di Scienze Umane - Firenze; Scuola IMT - Istituzioni, Mercati, Tecnologie- Alti Studi - Lucca>>. Dunque al SUM sono stati destinati un milione e mezzo di euro. Qual è la somma assegnata all'ateneo di Firenze? Un confronto sarebbe illuminante.

- Il Presidente della Camera, on. Fausto Bertinotti, sa di essere andato a legittimare, partecipando al Seminario di cui sopra, non tanto un'istituzione, quanto un abilissimo gruppo di docenti da tempo al lavoro per costruirsi col pubblico denaro una propria università, senza reali controlli e senza alcuna rigorosa verifica? Lascia interdetti la spregiudicata politica di Aldo Schiavone, che, già appartenente all'entourage dei consiglieri plenipotenziari del ministro Ortensio Zecchino (insieme con Alberto Varvaro: ecco svelato il mistero della filologia romanza, materia defilata ed elitaria, subito cooptata nel cast delle primedonne…), non ha poi esitato a farsi paladino delle riforme scolastiche del governo Berlusconi, duettando col ministro Moratti nel corso d'indimenticate interviste televisive, e che oggi sfodera tutto il suo appeal per corteggiare assiduamente (con qualche successo, a quanto pare) i governanti di sinistra.


- Dei 13 dottorati gestiti dal SUM, uno almeno, quello di Scienza della politica, è stato letteralmente scippato all'ateneo fiorentino. Chi ne volesse conferma, non ha che da guardarsi il sito della facoltà di Scienze politiche, dove nell'a.a. 2005-2006 risultavano attivi 4 dottorati, mentre nel 2006-2007 ne risultano solo 3. La spiegazione? Il prof. Morlino, trasferendosi dall'ateneo fiorentino, dove ricopriva la carica di prorettore, al SUM, si è portato dietro anche il dottorato, quasi fosse sua proprietà privata, tanto che nessuno ha mosso la benché minima obiezione: né l'allora preside prof. Sandro Rogari, oggi prorettore alla didattica, né l'allora (e tuttora) rettore Augusto Marinelli. Il quale peraltro, agli inizi del suo mandato, aveva pubblicamente dichiarato la sua avversione alla nascita di quell'istituto (prima ISI, poi SUM) che ora invece, al suo terzo mandato, sostiene incondizionatamente, dopo essere entrato a far parte del direttivo e aver dato il suo determinante contributo a procedure sconcertanti come quella descritta nel citato link L'eccellenza sono me.

- Chi paga lo staff del SUM? L'ateneo fiorentino? Sul sito del SUM è pubblicato un Regolamento in materia di accesso all'impiego di personale dirigente e di quello tecnico-amministrativo, a tempo indeterminato e a tempo determinato e per le progressioni verticali e orizzontali del personale tecnico-amministrativo. Sorprende che sia emanato un regolamento per stabilire i criteri di reclutamento del personale tecnico-amministrativo. Che sia il primo di una serie di 'regolamenti' ad usum delphini (si fa per dire: in realtà i simpatici cetacei non sembrano trovare spazio nell'acquario del SUM, già occupato da robusti pesci cartilaginei)?
Non basta: c'è qualcosa di ancor più stupefacente. C'è quell'ISU (Istituto di Studi Umanistici) definito 'centro d'eccellenza dell'ateneo fiorentino'. Ma se è parte integrante dell'ateneo fiorentino, com'è possibile che ne siano rispettivamente direttore e condirettore Aldo Schiavone e Mario Citroni, che non appartengono più al corpo docente dell'università di Firenze in quanto trasferiti ad altro ateneo, ossia al SUM? E viceversa: com'è possibile che docenti di un'altra università (il SUM appunto) dirigano un centro d'eccellenza dell'ateneo fiorentino?

È evidente che qualcosa non torna, a rigor di logica e a livello di semplice buon senso. È evidente che c'è confusione, incertezza del diritto, arbitrio procedurale, e che nessuno interviene per riportare ordine, trasparenza e garanzie costituzionali in istituzioni fondamentali per la società come quelle preposte alla formazione della futura classe dirigente.

Se tutto questo succede, è perché molti tacciono. C'è chi tace perché non sa e chi tace perché non vuole esporsi a rischi sfidando l'ostilità dei potenti (o presunti tali). Infine, c'è chi tace perché fa parte del gruppo degli 'amici' e ne condivide i piani.
Ma, come purtroppo ci insegna la storia, la carenza di controlli, la latitanza dell'opposizione, la caduta della tensione morale e l'indifferenza generale ai segnali più inquietanti preludono sempre a momenti bui per le istituzioni e per le nazioni. Per salvare le facoltà umanistiche fiorentine, un tempo fiore all'occhiello della cultura italiana, da un degrado premeditato e sapientemente orchestrato, da una condizione asfittica che lascia prevedere una lenta, inesorabile agonia, si è ancora in tempo o tutto è ormai perduto?

 

ireneo.galizia@libero.it

(in collaborazione con Strepsiade)