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Fate la carità
Una geremiade senza fine, un grido di dolore tanto straziante da
spezzare anche i cuori pietrificati di chi ai threnoi accademici fa
ormai orecchio da mercante; un’alluvione di lacrime che, al
confronto, l’inondazione del 1966 sembra la rottura d’un tubicino
del lavello. Questo lo show del rettore Marinelli sulle pagine di
“Repubblica” di oggi 13 settembre 2008. Leggiamo l’articolo di Laura
Montanari:
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Sempre più drammatica la situazione dell´Università.
Il rettore: non possiamo fare a meno della ricerca
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Marinelli si appella alle banche "Dateci soldi per i
dottorati"
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Le parole sono di quelle che scuotono i muri e
che in due frasi disegnano perfettamente lo scenario: «Faccio
un appello alle banche, agli enti, alle fondazioni perché
aiutino l´università di Firenze in questo momento difficile.
Abbiamo bisogno di soldi per poter finanziare i dottorati di
ricerca». Il rettore Augusto Marinelli è seduto nel suo
ufficio di piazza San Marco e sfoglia i numeri con l´aria
preoccupata. Chiama il prorettore alla didattica Sandro Rogari:
«Quanti ne riusciamo a far partire?». Il prorettore ha una
tabellina in mente con le ipotesi presentati nell´ultimo senato
accademico di pochi giorni fa. Quattro possibilità: la
prospettiva peggiore è quella di tagliare di netto per quest´anno
i dottorati, da 250 scendere a 80-90 per azzerare il disavanzo
nel bilancio dell´università. Altra ipotesi: avviarne la metà,
126, riducendo (ma non azzerando) il disavanzo. Terza, mantenere
quelli che ci sono se arrivassero dei «benefattori» in
soccorso. Quarta tagliare il 31% dei dottorati non solo per
quest´anno ma anche per gli anni a venire fino almeno al 2011.
«Le borse di dottorato sono per i giovani impegnati nella
ricerca, un ateneo non può farne a meno» spiega il rettore
Marinelli. Eppure siamo arrivati a questo: i conti sono già fin
troppo in rosso. Il governo, con il decreto Gelmini di giugno ha
aumentato il compenso dell´assegno per i dottorati, da 12.300 a
15.800 euro all´anno che per l´università di Firenze si
traducono improvvisamente in un aumento dei costi: due milioni
400mila euro da trovare in fretta per rattoppare il bilancio
2008 e poi altri 3milioni e 100mila euro da mettere sul conto
del bilancio di previsione del 2009. Il quadro è questo. Per
capire l´impatto che i dottorati di ricerca basta fare un giro
di telefonate nei dipartimenti o nei laboratori di eccellenza,
Lens, Cerm, a Medicina, dove lavorano decine di giovani dottori
di ricerca. «Ridimensionare i dottorati è un danno per i
giovani che non possono concludere la formazione nella ricerca,
un danno per l´università, ma soprattutto - ed è questo che
tutti dobbiamo valutare - un danno per la società civile che
spesso chiede di potenziare il mondo della conoscenza, che non
perde occasione per sottolineare quando sia importante». A
luglio è stato lo stesso rettore Marinelli, a fermare i bandi
per i dottorati: «Dobbiamo rifare i conti, aspettiamo e vediamo
quanti ce ne possiamo permettere» aveva detto nei giorni della
bufera in cui il governo aveva annunciato una selva di tagli e
risparmi sull´università. «Ecco già quel ritardo, quello
stop rischia di danneggiarci - spiega il professor Massimo
Inguscio, uno dei fisici che da anni lavora nel laboratorio di
eccellenza del Lens a Sesto Fiorentino - Il Lens ha un dottorato
internazionale, avevamo già mandato in giro i manifesti, stiamo
già ritardando il reclutamento e questo siccome ci sono altri
dottorati in giro che stanno già reclutando i giovani, rischia
di farci arrivare delle seconde scelte».
Intanto il grido di allarme lanciato dai ricercatori - e non
riferito soltanto alla questione dei dottorati, ma al
reclutamento, al blocco del turnover, alla riduzione dei
finanziamenti - e ripetuto nei giorni scorsi in un incontro con
la commissione cultura di palazzo Vecchio poterà la questione
universitaria, lunedì come uno dei punti all´ordine del giorno
in consiglio comunale.
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Non crediamo che banche, enti e fondazioni, vista l’attuale, difficile
situazione, siano tanto disposti a dare ascolto alle implorazioni del
Magnifico. Al quale vorremmo invece rivolgere qualche domandina: lo
sa, esimio rettore, che la neoministra Gelmini, appena intronizzata,
si è precipitata in visita non a Lei, ma all’altro, neonato
ateneuzzo fiorentino, il SUM, centro di un’eccellenza tutta da
dimostrare? Lo sa, esimio rettore, che anche il (di)rettore del SUM,
il professor Schiavone ormai universalmente noto come L’Eccellenza-sono-ME,
piange miseria e supplica ministri, banche e fondazioni di concedergli
finanziamenti d’urgenza, pena la chiusura (oh, quanto ci
dispiacerebbe! Roba da precipitare nella più nera disperazione)? E
perché, ci dica, perché Lei, esimio rettore, ha favorito o quanto
meno non contrastato la nascita e la crescita di un rivale tanto
petulante quanto inutile in casa sua, una specie di metastasi
cancerosa che ruba la scena e succhia energie alla nostra università?
Quale commerciante, quale professionista, ci dica, contribuirebbe di
tasca propria, come ha abbondantemente fatto l’ateneo fiorentino su
cui Lei impera, a foraggiare la concorrenza (e che concorrenza!
Agguerrita, ammanicata bi- e tri-partisan, spregiudicata, aggressiva)?
E perché, ci dica, Lei ha partecipato, da autorevole membro di
commissione, alla farsa invereconda di quei finti concorsi che hanno
portato a Firenze - al SUM - qualche vecchio, costosissimo trombone
scientificamente obsoleto, da anni irrilevante nel campo di ricerca della sua area disciplinare, ma ben introdotto nei
Palazzi? Per quale inspiegabile pulsione autolesionistica? O forse,
dietro, c’è di peggio? Lo sa che a volte ci assale il sospetto che
l’acquiescenza alla nascita del vorace mostriciattolo sia il prezzo
pagato a una cricca potente e perfettamente informata su fatti e
misfatti di cui, forse, chi ha letto attentamente le pagine - mai
smentite! - di Ateneopulito e di Ateneofuturo si è già fatto
un’idea abbastanza chiara?
Ministri, banche, enti, fondazioni: prima di sganciare i vostri
quattrini - che poi sono, in larga misura, soldi del contribuente -
aiutateci a far pulizia. Ne trarranno vantaggio, alla fine, anche i
dottorandi cinicamente usati per impietosire i potenziali benefattori.
Ezzelino da Montepulico
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