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I provocatori
Che si tratti allora di un caso analogo a quello del docente d’un paese dell’Est che insegnava a Lettere, negli anni Ottanta, sì e no una quindicina di giorni all’anno (ad anni alterni), beccandosi però uno stipendio di professore a tempo pieno, e che si vantava persino sui risvolti di copertina dei suoi libercoli di essere contemporaneamente titolare di cattedra a Firenze e preside in un’università del suo paese, a qualche migliaio di chilometri di distanza? Nemmeno. I provocatori sono semplicemente i ‘dissidenti’, quelli che non condividono i metodi di gestione della preside suddetta, che poco apprezzano le sue decisioni precotte e denunciano l’egemonia di certi potentati cresciuti fra intrighi di corridoio, finti concorsi e normative demenziali; quelli che criticano l’appoggio entusiasta a un rettore tutt’altro che magnifico come Marinelli, finito nel mirino della stampa per concorsi chiacchierati e imbarazzanti sospetti di nepotismo. Pare anzi (guarda caso!) che tra i provocatori si annidino alcuni tra i docenti scientificamente più stimati e didatticamente più apprezzati della facoltà (cfr. in questo sito, link Fotografia di un disastro, l’intervento di Enrico Livrea). La situazione, ammettiamolo, non è facile per la povera preside. Che fare dunque per liberarsi dell’odiosa combriccola dei frondisti? 1) collocare botole e tagliole ben dissimulate nell’aula in cui costoro si apprestano a far lezione; 2) sciogliere una modesta dose di cianuro o di arsenico nella bottiglietta d’acqua minerale che qualcuno dei reprobi tiene sulla cattedra per reidratare le fauci disseccate dopo il diciottesimo esame a 35 gradi all’ombra; 3) cospargere di antrace le tastiere dei computer incriminati; 4) imbottire di scorie radioattive la poltrona dello studio dei rompiballe; 5) convocare i suddetti in presidenza e lì affrontarli con letali emissioni di gas nervino (ne producono certamente in abbondanza i nervi scoperti della preside). Se vi vengono idee più brillanti, siete pregati di comunicarle direttamente alla prof. Franca Pecchioli. Ve ne sarà grata in eterno. |