|

Modesta proposta
Modesta
proposta per prevenire
scriveva nel 1997 Giuseppe Berto, l’autore del Male oscuro.
Forse
il parallelo è irriverente, ma di fronte al male oscuro di questo
povero ateneo fiorentino, sempre più succube del SUM (= Istituto
italiano di Scienze Umane), è difficile resistere alla tentazione di
avanzare una modesta proposta.
Nella
riunione del Senato accademico del 9 maggio 2007, il punto 11 all’o.d.g.
concerneva la “Proposta di istituzione del XXIII ciclo di dottorato
di ricerca e delle scuole di dottorato” e
la Formulazione
delle proposte della
commissione dei rappresentanti delle aree scientifiche
dell’ateneo”.
A
p. 43 delle Determinazioni
assunte si legge ora un brano sibillino: “tenuto conto degli
accordi preliminari intercorrenti con l’Istituto italiano di Scienze
Umane, SUM, per il finanziamento di alcuni corsi di dottorato”.
A questo punto sorgono molti, forse troppi interrogativi, mentre
la situazione sembra diventare sempre più intricata: la normativa è
contorta (per usare un eufemismo), e non si capisce bene a che cosa si
riferiscano i suddetti accordi: evidentemente queste trattative si
svolgono nelle latomie, coperte da una specie di segreto d’ufficio,
dal momento che nessuno ne parla.
Ebbene,
immersi come siamo in questa oscurità, almeno le nostre domande
vogliamo porle con chiarezza.
1)
Quali
corsi di dottorato dovrebbe finanziare il SUM? Quelli dell’ateneo
fiorentino che hanno sede presso i Dipartimenti? Oppure i due corsi di
dottorato che sono attivi presso l’ISU, ossia “Studi di Antichità,
Medioevo, Rinascimento” e “Scienza della Politica”? O si tratta
per caso di un’allusione a un’ipotesi di finanziamento bipartisan?
2)
Come
mai questi due dottorati, se fanno parte dell’ISU (=Istituto di
Studi umanistici), e se l’ISU è definito come Scuola di alta
formazione dell’Università di Firenze, non seguono il Regolamento per l’istituzione e il funzionamento dei corsi di
dottorato di ricerca e delle Scuole di dottorato dell’Università
degli Studi di Firenze, emanato il 30 giugno 2005 con Decreto del
Rettore n. 548 (prot. n. 45247)?
3)
L’art. 4 di
tale Regolamento recita: “Sono organi del corso di dottorato di
ricerca il Collegio dei docenti e il Coordinatore”. Si dà il caso
che per il primo dottorato il coordinatore sia il prof. Mario Labate
dell’Università di Firenze, mentre per il secondo sia il prof.
Leonardo Morlino, che con l’Università di Firenze non ha più alcun
rapporto.
4)
Qual è il Collegio
dei docenti dei due dottorati dell’ISU? Può considerarsi Collegio
il Comitato direttivo di classe? Forse sì: ma se si risponde
affermativamente, ecco la contraddizione: per quanto riguarda il primo
dottorato, solo i proff. Paolo Desideri e Mario Labate appartengono
all’Università di Firenze (2 su 8 docenti!); mentre per il secondo
nessuno dei 7 docenti appartiene all’ateneo fiorentino. Sulla
questione si veda quanto è già stato detto in ateneopulito (ISU
e dintorni).
5)
L’art. 5 del citato Regolamento recita: “All’interno del
Collegio almeno il 30% dei docenti, comunque non meno di 5, devono
appartenere all’Università degli Studi di Firenze”: quali
sarebbero dunque i 5 docenti dell’ateneo fiorentino che farebbero
parte del Collegio?
Si potrebbe obiettare: il Collegio docente dei due dottorati
dell’ISU s’identifica col Consiglio Scientifico, dove ci sono ben
più di 5 professori dell’ateneo fiorentino. Ma non risulta che il
Consiglio scientifico sia mai convocato per il disbrigo delle pratiche
di routine che sono invece di pertinenza del Collegio di dottorato: il
passaggio da un anno all’altro dei dottorandi, l’ammissione alla
discussione della tesi di dottorato e simili.
Di fronte a questa situazione anomala e obiettivamente eslege, una
sola, a nostro avviso, può essere la strada percorribile: disattivare
l’ISU come centro di alta formazione dell’ateneo fiorentino.
Il SUM,
per parte sua, potrà bandire a sue spese tutti i dottorati che vuole,
ospitare i dottorandi (in barba agli altri dottorandi, quelli
incardinati nei dipartimenti, che si pagano di tasca propria il
viaggio - se fuori sede - per frequentare un seminario o per fare
ricerca), organizzare grottesche trasvolate aziendali e magari
trasferirsi definitivamente negli States (di sicuro a Firenze non
lascerebbe grandi rimpianti).
Il nostro suggerimento non è poi così peregrino, visto
che il testo della bozza del nuovo Statuto dell’ateneo fiorentino,
all’art. 26 bis (riguardante i Centri di ricerca di Ateneo), recita:
“Con apposito regolamento di Ateneo, approvato dal Senato Accademico
e dal Consiglio di Amministrazione, sono dettate le norme sulla
costituzione, il funzionamento, la valutazione, e la eventuale
disattivazione dei Centri di ricerca di Ateneo”.
Dunque la
disattivazione, per quanto eventuale, è una possibilità che il
legislatore non esclude. E proprio alla disattivazione si dovrà
pensare per far chiarezza, ripristinare la legalità e recuperare
credibilità in questo gran pasticcio.
Ovviamente nessuno impedirà al SUM, se vorrà, d’istituire un
centro come gli pare e piace, con i regolamenti che più gli
aggradano: paghino pure, le nostre doviziose Eccellenze, €
500,00 a
ogni conferenziere di gingillologia applicata o di teoria e prassi del
politichese in transito da Palazzo Strozzi; importino pure i docenti
più prestigiosi dalla Nuova Zelanda o dallo Zimbabwe, riempiano pure
l’universo mondo con le loro stravaganti (oggi sono proprio in vena
di eufemismi, me ne scappa uno dietro l’altro) iniziative.
L’importante è che le regole siano rispettate e che l’università
di Firenze non svenda la propria autonomia decisionale per un piatto
di lenticchie (ossia per il miraggio del finanziamento d’un qualche
- quale? - dottorato). A noi, gli ibridi e i mostriciattoli piacciono
solo sui margini dei manoscritti medievali e sulle pagine web di
ateneopulito.
Ireneo Galizia & Strepsiade
Firenze, 10 giugno 2007
|