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Su “Repubblica” – Firenze di oggi 27.04.2009
campeggia la foto di Franca Pecchioli, che stasera scioglierà la
riserva sulla sua candidatura al rettorato. Già l’idea di convocare
un consiglio straordinario per ottenere un’investitura che
l’interessata si augura evidentemente plebiscitaria ci appare
alquanto bizzarra. In sostanza la Franchina usa la sua carica di
preside a fini personali: la decisione sulla candidatura spetta solo a
lei, che c’entra la facoltà? Per di più questa tardiva discesa in
campo, sollecitata da noti marpioni accademici come Gensini, preside
di Medicina noto per aver messo a concorso nella sua facoltà un posto
di Economia agraria strettamente riservato al figlio del rettore
Marinelli (vedi in questo sito Nepotismi fiorentini), è
insultante nei confronti degli altri candidati, sulla piazza da mesi:
perché Gensini fa appello ORA alla Pecchioli come alla più brava e
bella del reame? Che cosa sono gli altri cinque, inetti perdigiorno,
mezze calze, imbranati e zotici? Possibile che non ce ne sia uno degno
di ascendere al vertice di San Marco? Che solo la Signora di Lettere,
per prestigio accademico e abilità gestionale, brilli nel firmamento
fiorentino per lunghi anni illuminato (ahimè, si fa per dire)
dall’astro Marinelli? In realtà, dietro c’è ben altro, come spiega
senza peli sulla lingua Mario Falciai, docente della Facoltà di
Agraria, in un intervento sulla stessa pagina di “Repubblica”: la
Pecchioli rettora? Ma per carità: “Una scelta
che si collocherebbe nella piena continuità con la pessima gestione
dei nove anni di Marinelli e a salvaguardia di coloro che temono un
rischioso cambio della guardia. Infatti, è di dominio pubblico che la
candidatura di Pecchioli è fortemente sostenuta dal preside di
Medicina, cui, è chiaro, non aggrada, per il mantenimento dello
status quo, nessuno dei cinque candidati finora presentatisi (e ciò
anche se almeno due di loro sono sicuri eredi di Marinelli). La
motivazione ufficiale della candidatura Pecchioli sarebbe che
‘Lettere lamenta negli ultimi tempi una scarsa considerazione, si
sente tra le facoltà sacrificate’: eppure aveva al suo comando una
preside potente che è stata promotrice del terzo mandato di Marinelli
e che, se ne deve dedurre, ha ottenuto ben poco per la sua facoltà.
Invece, a livello personale, qualcosa ha ottenuto. Basta ricostruire i
fatti: il 13 dicembre 2004 viene indetto un concorso pubblico per
titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di dieci posti
di categoria C, posizione economica C1, dell’area
amministrativa-gestionale, per le esigenze degli uffici di gestione e
funzionamento della segreteria degli organi di governo politici e
dirigenziali dell’Università; il 29 dicembre 2005 viene
approvata e resa pubblica la graduatoria; nella newsletter n. 58 del
22 gennaio 2007 si apprende che gli assunti non sono 10, ma 13, e che
la tredicesima, guarda caso, è Giovanna Daddi, figlia di Franca
Pecchioli Daddi. Se i colleghi vorranno votare Franca Pecchioli,
devono sapere in partenza che offriranno il destro ai giornali per un
ennesimo capitolo sul nepotismo nell’Ateneo fiorentino”. La Preside replica sdegnata e minaccia querele (per
quale fantomatica calunnia, visto che Falciai si limita a riportare
dati inoppugnabili e di pubblico dominio, non si capisce: segno che la
signora Pecchioli Daddi è giuridicamente ferratissima, il che per un
aspirante rettore non guasta); resta però il fatto che: 1) nella
graduatoria del 2005 la di lei rampolla risulta al 27° posto; 2) che
l’assunzione è avvenuta 2 anni dopo, quando la maggior parte di
quelli che precedevano Daddi in graduatoria avevano trovato altre
occupazioni, ma ovviamente prima della scadenza (imminente) della
graduatoria stessa (l’art. 15, comma 7, del D.P.R. n° 487 1994
dispone infatti che: “le graduatorie dei vincitori rimangono
efficaci per un termine di 18 mesi dalla data della pubblicazione per
eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito
e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi
disponibili”; cfr. sentenza n° 7425 del 24.08.2006 TAR Lazio sez.
I); 3) che il concorso era bandito per 10 (dieci) posti, ma gli
assunti sono stati 13 (tredici) e la tredicesima (quando si dice la
combinazione!) è proprio la Daddi. Nei documenti reperibili sul sito
dell’ateneo fiorentino, tra l’altro, non c’è – stranamente
– alcuna traccia di provvedimenti relativi all’aumento di posti. |