|
Le regole nel pallone Abbiamo ormai la netta sensazione, anzi
quasi la certezza, che segnalare all’attenzione pubblica
macroscopiche anomalie (per non dire altro) serva a poco, forse a
nulla. Tutto sprofonda nella palude del disinteresse, del ‘tiriamo a
campà’, del ‘chi me lo fa fà’. Ma non s’illudano i furbetti
degli ateneini: noi continueremo imperterriti a denunciare abusi,
combriccole paramafiose, illeciti e simili. Tanto per cominciare, vi proponiamo
un’altra chicca che riguarda il nostro caro Istituto Italiano di
Scienze Umane (SUM), il gioiello (si fa per dire: avete presente
quella bigiotteria pacchiana in vendita sulle bancarelle delle fiere
paesane? Ecco: avete capito la similitudine) di Palazzo Strozzi. Scendiamo nei particolari. Si prenda ad
esempio il bando per il dottorato di ricerca in “Studi di antichità,
medioevo, rinascimento”, firmato dal Direttore del SUM, Aldo
Schiavone, insieme col rettore dell’università interessata (in
questo caso Firenze): autografo di Marinelli a parte, l’università
di Firenze non avrà più alcun ruolo nel concorso e nella selezione
dei dottorandi. Infatti si legge all’art. 4: “La
Commissione giudicatrice, nominata con Decreto dell’Istituto
italiano di scienze Umane su proposta del Collegio dei Docenti,
comprende da tre a cinque membri effettivi, e altrettanti membri
supplenti, scelti tra i professori di ruolo degli Atenei italiani e
stranieri…”. La commissione è scelta dal SUM, e quel povero gonzo
dell’ateneo fiorentino non può far altro che dire “obbedisco”,
“sissignore”. Ma lo stesso schema si ritrova anche in altri bandi,
e dunque dovremo concludere - mal comune, mezzo gaudio - che
l’ateneo fiorentino non è il solo a non rendersi conto
dell’anomala situazione in cui versa; anche altri cadono nello
stesso errore. Credono di cogestire, si ritengono compartecipi, e
invece è solo il SUM che decide e comanda. 2)
è
prevista l’ospitalità in sede ai dottorandi, sia borsisti che non
borsisti, durante lo svolgimento dei corsi (ottobre, novembre,
dicembre, maggio, giugno, luglio). Dunque ben sei mesi a Firenze. E
per qual motivo i dottorati dei Dipartimenti, che pure hanno dato già
prova di avere un respiro nazionale e non localistico, non hanno il
privilegio di poter ospitare i propri dottorandi? C’è sempre chi è
più uguale degli altri? 3)
per
il finanziamento delle borse di parla di accordi intercorsi tra il SUM
e l’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti
dell’Amministrazione Pubblica). Trasecoliamo. Per quale ragione, se
c’è necessità di finanziamenti per istituire le borse di
dottorato, l’INPDAP deve foraggiare il SUM e non l’ateneo
fiorentino, o quello di Napoli, di Bologna, ecc.? Si dovrà concludere
che la differenza la fa qualche marpione bravissimo a reperire
finanziamenti a destra e a manca (non è solo un modo di dire,
l’allusione politica non è affatto casuale) e a dirottare sul SUM
le risorse più disparate. Complimenti e tanto di cappello! Ma coloro
che hanno dato l’assenso a queste spregiudicate operazioni, come mai
si non si sono resi conto - fatta salva la buona fede (almeno si
spera) - che montagne di quattrini del contribuente (o di privati che
potrebbero investire più oculatamente il proprio denaro) vanno a
foraggiare chi si autoproclama eccellente con procedure ridicole e
chi, impennacchiato di questa pseudoeccellenza come la cornacchia
delle penne del pavone, ottiene privilegi altrove sconosciuti, come
l’esenzione dall’obbligo delle 120 ore e dall’insegnamento nel
3+2? Le premesse per la convivenza civile e
per lo sviluppo delle risorse intellettuali e umane del paese si
fondano essenzialmente sull’equità, sul rispetto del diritto, sulla
sua applicazione. Nella deriva anarcoide che contraddistingue ormai la
situazione universitaria italiana avviene regolarmente il contrario.
Il teratologico caso SUM ne è un esempio eloquente. Firenze, 24 giugno 2007
Ireneo Galizia & Strepsiade |