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Lezioni di Palazzo
Strozzi, ovvero
la strisciante e sotterranea marcia del SUM
Il SUM,
ossia l'Istituto italiano di Scienze umane, che Istituto non è, ma, per
quanti ancora non lo avessero capito, è il secondo (e superfinanziato)
ateneo di Firenze, ha messo in circolazione elegantissimi biglietti
d'invito (su carta spigata, leggermente fluorescente), dove si annuncia
che il 30, 31 ottobre e 2, 3 novembre 2006 Paolo Rossi (nessun titolo,
giustamente, neanche il ricordo dell'emeritato conferitogli
dall'università di Firenze) parlerà su Mezzo secolo di storia delle
idee: libri, problemi, incontri. Il luogo? L'Altana di Palazzo Strozzi,
cioè il terzo piano che è stato recentemente e lussuosamente risistemato
dal Comune di Firenze per ospitare il SUM.
Ma quello
che più attira l'attenzione è il titolo dell'invito:
Lezioni di Palazzo Strozzi
Qualcuno, in buona fede, penserà forse a un refuso: non si dovrà
leggere Lezioni a Palazzo Strozzi, anziché Lezioni di Palazzo
Strozzi? La differenza non è irrilevante.
Il problema sta nel fatto che a Palazzo Strozzi, fino al 20 maggio
del 2006, quando con solenne cerimonia è stato inaugurato il terzo
piano (quello che viene appunto chiamato Altana), esistevano anche
altre due prestigiose istituzioni. Per fortuna esistono ancora e
sono vive e vegete, ma è certo che il SUM, con la sua straripante
prosopopea, tende a oscurarle e ad impadronirsi dell'intero Palazzo
quando si presenta come l'istituzione che gestisce le Lezioni di
Palazzo Strozzi.
La
prima di queste istituzioni è il Gabinetto Vieusseux che nel 1925 è
stato costituito in Ente morale e la cui sede è stata trasferita nel
1940 a Palazzo Strozzi: per le numerose iniziative e attività si
veda il sito:
www.vieusseux.fi.it.
La
seconda è l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, che,
fondato nel 1937 come Centro Nazionale, prese l'attuale nome nel
1942: per le numerose iniziative e attività di veda il sito:
www.insr.it
Se si
scorrono, anche velocemente, i siti del Gabinetto Vieusseux e
dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, si rimane
impressionati dall'elevatissimo numero di iniziative: tanto per fare
un esempio, si può ricordare che, nel solo mese di novembre 2006, 13
sono le manifestazioni organizzate dal Gabinetto Vieusseux, mentre
nell'intero anno 2006 sono ben 23 le iniziative dell'Istituto
Nazionale di Studi sul Rinascimento. Ovviamente non è questione di
numeri, ma se i numeri sono citati è solo per ribadire l'importanza
e la vitalità delle due istituzioni.
E la tanto
lodata eccellenza del SUM?
Se Paolo
Rossi si esibisce nell'Altana, Cesare Vasoli, anch'egli professore
emerito, illustra la figura e l'opera di Gianfrancesco Pico al secondo
piano (presso l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento che ha
diretto per anni); e se al SUM parlerà lo storico del diritto Paolo
Grossi, uno studioso di sicuro non meno illustre, il poeta e dantista
Edoardo Sanguineti, ha tenuto un'affollata conferenza al Gabinetto
Vieusseux. Dov'è la differenza, il salto di qualità che dovrebbe
contraddistinguere il SUM?
Veniamo agli studiosi stranieri.
Se il SUM
ha in programma una lezione di Glen Bowersock, professore di storia
antica a Princeton, l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento ha
avuto l'onore di ospitare l'almeno altrettanto celebre e autorevole
studioso del Rinascimento Michel Plaisance. A parte il fatto che
l'equazione 'professore straniero = eccellenza', mito provinciale e un
po' ridicolo di cui il SUM sembra il tronfio portabandiera, dovrebbe
essere accolta con cautela e attentamente verificata di volta in volta.
E allora, in che cosa il SUM si distingue dagli altri due Istituti,
tanto da fargli prendere lo scettro del comando appropriandosi della
dicitura Lezioni di Palazzo Strozzi?
In primo luogo colpisce il fatto che il SUM sia una struttura senza
biblioteca (segnalo al riguardo la pungente - e certo ben mirata -
allusione di Salvatore Settis, Lo scandalo degli atenei senza
qualità, nella "Repubblica" del 7.11.06, dove si mette alla berlina
la "sciatta retorica delle 'scuole d'eccellenza', che si autodefiniscono
tali prima ancora di avere uno studente, un professore, un laboratorio,
un libro"). Certo, vi si potrà sistemare qualche scaffalatura. Ma è
difficile immaginare come potrebbe esser costituita una biblioteca per
il SUM: i libri di Schiavone sul diritto romano? i testi di Roberto
Esposito sulla filosofia teoretica? i saggi di Leonardo Morlino sulla
"scienza politica"? il vocabolario siciliano e l'edizione del poeta
provenzale Rigaut de Berbezilh a cura del filologo romanzo Alberto
Varvaro, tutti affastellati in una specie di caotico supermarket del
sapere?
Chi poi si domandasse quale sia lo scopo delle conferenze organizzate
dal SUM, potrà trovare la seguente risposta:
Ogni relatore è invitato a svolgere, in una breve serie di lezioni, una
riflessione sulla propria biografia intellettuale: sulla sua formazione
e il suo percorso di ricerca in rapporto alla storia della disciplina e
al più generale contesto culturale, sulle prospettive future che si
aprono per le nuove generazioni di studiosi.
Insomma, il SUM propone ai suoi incolpevoli dottorandi una serie di
autobiografie che corrono il rischio di diventare autocelebrazioni:
'soffietti' di cui fanno volentieri a meno gli altri due prestigiosi
Istituti di Palazzo Strozzi, le cui conferenze mostrano sempre una
solida impostazione storico-filologica ancorata a temi precisi, con
l'intento di mantenere i legami con la tradizione e soprattutto di tener
desto lo spirito critico: quello spirito critico che consente di
percepire immediatamente la differenza tra slogan e attività concreta,
tra un vero progetto scientifico e un reclamizzato outlet della cultura.
Su queste osservazioni s'innesta un'altra questione importante. La
disomogeneità del SUM è elemento di ricchezza culturale o di scarso
livello e profilo (nonostante la proclamata eccellenza)? Forse,
considerando che lo stesso SUM si definisce come 'rete' - ossia, di
fatto, come una struttura di servizi -, si potrebbe proporre una diversa
interpretazione della sigla:
SUM = Servizi Utenti Medi
- utenti
che si lasciano abbagliare dai nomi altisonanti e preferibilmente
stranieri, dalle carte patinate, dai media che promettono in nome del
verbum e non della res.
Ma c'è di
più. L'eleganza dell'Altana di Palazzo Strozzi, magnificamente
restaurata, costituisce uno schiaffo morale, un'esibizione sfacciata nei
confronti della facoltà di Lettere e Filosofia, la cui sede di piazza
Brunelleschi è arrivata ormai a un degrado indicibile.
Perché il
Comune di Firenze investe nel SUM e non nel risanamento della piazza e
della facoltà? E come mai gli studenti e i docenti di Lettere e
Filosofia non riescono a esprimere in modo autorevole il proprio
disagio? perché chi denuncia la situazione non viene ascoltato, perché
nessuno si adopera per consentire a studenti e professori di poter
lavorare in un luogo decente e soprattutto sicuro?
Chi rimane indifferente alla nascita del SUM forse non si rende conto
che la torta è sempre la stessa, mentre è arrivato un commensale
famelico e prepotente che sembra godere di privilegi assurdi e
incontrollati.
Quale futuro, allora, per l'università?
ireneo.galizia@libero.it |