|
Le nozze coi fichi secchi Cara
prof. Lazzerini, Come mai? La questione è semplice.
Dopo che il “Corriere” fiorentino ha lanciato il suo Forum
sull’università - un Forum peraltro sbilanciato a tutto vantaggio
dell’attuale, disastrosa gestione -, anche la redazione fiorentina
di “Repubblica” ha deciso di scendere in campo. Con tre argomenti
come cavallo di battaglia: I
articolo:
Novanta prof. in pensione. Mancano soldi per sostituirli (di Laura
Montanari). Intervistato dalla giornalista, il rettore afferma: «Abbiamo
scelto noi per dare una ulteriore sterzata ai conti di rimpiazzare un
ordinario ogni cinque che andranno in pensione». Se però al posto
dell’ordinario si sceglie il ricercatore (il cui stipendio è meno
oneroso per le casse dell’università) con la stessa spesa se ne
possono reclutare due. «E se i posti, com’è adesso, sono
cofinanziati dal ministero arriviamo a quattro» precisa - trionfante
- l’ineffabile Marinelli. Per
concludere, un inquietante interrogativo sull’edilizia universitaria
a Novoli. Quanto ha inciso Novoli sul dissesto finanziario
dell’ateneo? C’è una certa tendenza ad ascrivere al nuovo polo
gran parte del deficit; ma l’articolo cita anche altre cause: la
proliferazione dei corsi, l’esplosione del numero degli ordinari
dovuta ai cosiddetti scorrimenti: sarebbe bastata un po’ di
lungimiranza per prevedere l’attuale, drammatica situazione e
trovare, forse, qualche sensato correttivo.
III articolo:
Corsa a rettore, avanza Corpaci.
Gensini aspetta: per ora tornerà a
dirigere Medicina (di Michele Bocci). Sorprende che in questo articolo non ci
siano interviste agli interessati né dichiarazioni ufficiali: ci si
limita a raccogliere voci e ad avanzare ipotesi. Intanto, un’affermazione è
sicuramente contestabile: “quello di Corpaci è il nome più
nuovo”. Nuovo?!? Preside per 4 anni a Giurisprudenza, l’attuale
prorettore vicario ha fatto parte del senato accademico durante il
secondo mandato di Marinelli e soprattutto è stato in prima linea tra
i presidi che hanno sostenuto Marinelli per il terzo mandato. Questo
legame col vecchio, logoro e fallimentare potentato accademico non può
certo venire incontro alle aspettative di rinnovamento che emergono in
tutto l’ateneo, stanco ormai di una politica che ha portato la
nostra università a un debito di oltre 50 milioni €, allo
sforamento del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (con le
conseguenti, gravose penalizzazioni) e in umilianti posizioni di
retroguardia nelle più autorevoli classifiche delle migliori
università. |