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NOSCE TE IPSUM
"Uno
storico del diritto alla ricerca di se stesso": sarà una formula
autoironica, o un esempio (da manuale) di sprezzo del ridicolo? Ho subito ribattuto che la spiritosaggine era irriverente e fuori luogo, che in quella ricerca c'è una colta allusione allo gnothi sautòn, al nosce te ipsum, alla queste infinita di Perceval… "Sì, ma Perceval era appena adolescente", ha replicato gelido il mio interlocutore, screanzato sì, ma non incolto. "E non cercava se stesso, cercava la Verità-Graal". "Oddio, ci risiamo con la paccottiglia esoterica del Codice da Vinci", ho subito protestato. "Ma
no, tu conosci benissimo il romanzo di Chrétien de Troyes", ha
proseguito lo screanzato, un po' infastidito. "Perceval, il 'figlio
della vedova', è cresciuto ignaro di tutto, segregato dal mondo, perché
sua madre vive nel terrore di perderlo. Finché un giorno, per caso, il
ragazzo incontra dei cavalieri, ne rimane affascinato e parte. Anche lui
vuol diventare cavaliere. E ci riesce benissimo: in poco tempo diventa
il più valoroso cavaliere del mondo. Ma quando, nel castello del Re
Pescatore, ha la visione che dovrebbe dargli l'ultima risposta, Perceval
fallisce. Fallisce perché non fa la Domanda: resta muto, e il mattino
seguente tutto è ormai svanito. "Bella lezione" - ho detto ridendo e strizzando l'occhio allo screanzato -"quasi degna del SUM!" "Ma figurati! Quelli sono tutti accademici: dei Lincei, della Crusca, della Polpetta Riciclata. Io invece, come Giordano Bruno (speriamo di non fare la stessa fine), sono accademico di nulla Accademia e me ne vanto. Voglio aggiungere un'ultima osservazione: i chierici del medioevo, pur convinti che la scienza non basti per attingere il mistero escatologico, la tengono in altissima considerazione. Lo storico del diritto, che conosce in profondità il pensiero medievale, lo sa bene. E credo che anche i suoi discepoli, più che alla sua queste personale, siano interessati alla sua scienza". "Su questo non c'è dubbio, ma anche il percorso intellettuale di un maestro può essere istruttivo". "Vero. Ma è proprio questo il punto. È mai possibile che un maestro del diritto non ravvisi niente di discutibile nelle procedure di costituzione del cosiddetto Centro d'Eccellenza che lo ospita, niente di men che corretto nel sistema di cooptazione del corpo docente? È tutto specchiato, tutto perfettamente in regola? E se qualche magagna c'è, perché l'insigne giurista va a legittimare un'istituzione non impeccabile? Quale esempio di onestà intellettuale e di rigore morale propone ai giovani? Non avalla piuttosto i consueti mezzucci dell'italica furbizia, le strategie spregiudicate di personaggi influenti e ben ammanicati con politicanti di vario colore, insomma il peggio di una subcultura del potere e dell'arraffare (posti, soldi, cariche prestigiose) che sarebbe meritorio spazzar via?". "Non ti posso dar torto. Ma per spiegare certi meccanismi psicologici, ti voglio citare un brano illuminante. Tracciando la storia di un'associazione segreta tuttora esistente, e interrogandosi sulle ragioni della sua diffusione nella Francia del Settecento, uno studioso francese scrive: les roturiers se sentaient flattés d'approcher familièrement en Loge les membres de la caste privilégiée, et l'agréable chatouillement que ressentait leur vanité satisfaite leur rendait les tenues encore plus chères.
Sentirsi eccellenti fra eccellenti lusinga, gratifica, ripaga delle
tante frustrazioni della vita, accademica e non. Nihil sub sole novi,
come recita il Qohelet…". |