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Quello che mai ci saremmo aspettati è che il paradosso borgesiano fosse preso a modello per la ristrutturazione dei settori disciplinari universitari. Va bene che l’università italiana è ormai un caravanserraglio allo sbando, dove ogni riforma peggiora sistematicamente la situazione precedente, ma forse il CUN (Consiglio Nazionale Universitario) stavolta ha un po’ esagerato. Alcuni dei cosiddetti ‘macrosettori’ proposti non rispondono a nessuna logica e a nessun criterio scientifico. Limitiamoci all’area 10, quella ‘umanistica’. Che nel settore10/E siano raggruppate materie come Civiltà egee, Lingua e letteratura greca, Lingua e letteratura latina, Filologia classica, Letteratura cristiana antica, Civiltà bizantina e Papirologia potrà far discutere ma non è scandaloso. Anche 10/F (con Letteratura italiana, Letteratura italiana contemporanea e Linguistica italiana) pare accettabile. Ma date un’occhiata al mostruoso calderone siglato 10/L, dove si ammucchiano Critica letteraria e letterature comparate, Letteratura francese, Letteratura spagnola, Lingue e letterature ispano-americane, Letteratura inglese, Lingue e letterature anglo-americane, Letteratura tedesca, Slavistica e persino, udite udite, Lingua e letteratura neogreca. A che diavolo serve questo obbrobrio? Si dirà forse che serve per ampliare l’elettorato attivo (non osiamo neppure immaginare che una Spectre ministeriale stia progettando commissioni ‘arcobaleno’ di emeriti incompetenti, anche se il precedente mai sconfessato del SUM, con la sua trimurti di tuttologi abilitati a giudicare qualsiasi candidato di qualsiasi area disciplinare, apre prospettive sconfortanti). Ma è ridicolo! Tanto varrebbe inserire nelle liste degli aventi diritto al voto matematici e giuristi, architetti e biologi. Certamente un professore di Letteratura tedesca sarà molto più competente nel campo della filosofia moderna (o della musica) che in quello del teatro cretese; eppure si ritrova nel suo gruppo il neogreco. Già, il neogreco: perché non sta in 10/E con le materie che gli sono più strettamente legate, ossia Lingua e letteratura greca e Civiltà bizantina, o in 10/H (con Glottologia e Linguistica), dove troviamo un’altra lingua minoritaria di difficile collocazione come l’albanese? Ancora:
per scoprire che il portoghese è più affine al romeno che allo
spagnolo, e che a sua volta la lingua castigliana è più prossima al
neogreco, al tedesco o al russo che all’idioma lusitano, ci voleva
il CUN. E infatti nel settore 10/I (Lingua e traduzione: Francese,
Inglese, Spagnolo e Tedesco) manca il Portoghese, che è stato
schiaffato in 10/G, in compagnia non solo della Filologia e
linguistica romanza e della Lingua e letteratura romena (fin qui
passi: c’è del resto una tradizione), ma anche della Letteratura
latina medievale e umanistica. Una materia, questa, c’entra come il
cavolo a merenda sia col portoghese e col romeno sia con la filologia
romanza, cui si è abbarbicata (contro la volontà unanime della SIFR,
Società Italiana di Filologia Romanza, sprezzantemente ignorata)
grazie al grimaldello dell’aggettivo ‘medievale’. Ma se doveva
prevalere l’opzione cronologica, i filologi romanzi avrebbero forse
gradito di più la convivenza con la storia (o la storia dell’arte,
o la filosofia medievale, o la paleografia), che invece stanno da
tutt’altra parte: in 10/C Com’era prevedibile, Ateneopulito è stato inondato di frizzi e lazzi: tutti sanno benissimo quali combriccole e quali squallidi giochetti di potere si nascondono dietro queste tassonomie solo apparentemente dadaiste. “Tra babbo e figliolino / CUN non mise il ditino”, ci scrive una spiritosa collega. E uno dei filologi romanzi più stimati (nonostante il suo starsene appartato, lontano da clan e faide) vetrioleggia: “Settori macrofagi”, con allusione all’appetito insaziabile di note famiglie accademiche. |