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IL MONDO ALLA ROVESCIA
(e la gabbia di matti)
Riceviamo
da Maria Carla Papini, professore ordinario di Letteratura italiana
moderna e contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Firenze, la seguente lettera:
In questi
giorni si stanno mettendo a punto - almeno per il prossimo triennio -
i nuovi curricula disciplinari relativi ai percorsi che, nei vari
corsi di laurea triennali e specialistici, dovranno dal prossimo anno
essere seguiti dagli studenti dell'Ateneo fiorentino e, dunque, della
Facoltà di Lettere. Risulta così che a seguito delle disposizioni
del decreto Mussi per l'Università - accettato, seguito e messo in
pratica immediatamente e senza discussione alcuna, nonostante il
governo sia caduto e Mussi presumibilmente non sia prevedibile
come prossimo Ministro dell'Università - molti professori ordinari
siano stati costretti ad insegnare nel triennio, per garantire come si
dice la "qualità" del corso di laurea, mentre professori
associati e ricercatori siano stati assegnati all'insegnamento nei
corsi di laurea specialistica per cui, invece, la suddetta
"qualità" non è, paradossalmente, richiesta. Premesso che,
come sappiamo, le carriere universitarie sono tali che, per motivi
vari e diversi, molti associati e ricercatori sono scientificamente
validi quanto e talvolta anche più degli ordinari, risulta tuttavia
quanto meno bizzarra la forzata assegnazione dei professori ordinari,
e dunque teoricamente per grado "più maturi" dei
colleghi associati e ricercatori, proprio a quel livello di studi che
richiede una formazione di base e non specializzata. Da ciò
logicamente consegue sia lo spreco di potenzialità scientifiche che
il rischio di una dequalificazione della laurea specialistica con la
successiva e ipotizzabile emigrazione degli studenti più accorti e
motivati verso quegli Atenei che, meno solleciti e più cauti
nell'applicazione del decreto ministeriale, garantiranno l'offerta di
docenti "pienamente maturi" - come si afferma nelle
relazioni concorsuali - per l'insegnamento delle discipline relative
alle lauree specialistiche.
La lettera della collega Papini è chiarissima. I
professori più esperti e qualificati, con decine di pubblicazioni e
curricula prestigiosi, andranno a dirozzare le matricole
semianalfabete deversate nella facoltà di Lettere dai nostri
sgangherati licei (o scuole d’arte, o istituti alberghieri e
tecnico-professionali, i cui peggiori diplomati - quelli migliori
approdano in genere a facoltà più congrue agli studi compiuti: i
geometri a Ingegneria o Architettura, i ragionieri a Economia ecc. -
ripiegano spesso su corsi umanistici dopo aver fallito in altri
indirizzi); molti ricercatori - che tra l’altro non avrebbero, a
norma dello stato giuridico tuttora vigente per la loro categoria,
alcun obbligo di espletare attività didattica - andranno invece a
formare gli ‘specialisti’ prima che la ‘specializzazione’ di
tali docenti sia passata al vaglio e certificata da una competente
commissione esaminatrice. Tutto sulla fiducia, tutto all’insegna
dell’improvvisazione e dei più meschini calcoli di convenienza
burocratica, sulla pelle degli studenti. Ma ormai non ci si meraviglia
più di nulla, neppure del mondo alla rovescia. Le studiano la notte
(chi? gli amici degli amici, le combriccole di ‘esperti’ di
sottogoverno, i maneggioni di regime annidati negli anfratti
ministeriali: poi le regole, non di rado demenziali, da queste eccelse
menti escogitate ci piovono dall’alto imprevedibili e devastanti
come flagelli biblici) per imbrogliare, per arraffare una fettina di
potere o un privilegio purchessia, per conquistarsi un briciolo di
spazio a danno della concorrenza e a beneficio del proprio clan.
Proprio come nella più volgare e rovinosa lotta politica italiota.
Talvolta si schianterebbe dal ridere, se non fossimo in pieno dramma.
Prendiamo il caso dell’attribuzione di nuovi posti. Beninteso i
parametri devono essere ‘oggettivi’ e ‘rigorosi’ al massimo.
Solo che poi si scopre che gli studenti non sono tutti uguali. “E
che vuol dire?” si domanderà qualcuno. Vuol dire che gli studenti
hanno un ‘peso’ diverso. No, non un peso in chili: un peso
‘accademico’ convenzionale. Per l’area umanistica, ad esempio,
gli studenti del corso di laurea in Storia e del corso di laurea in
Filosofia ‘pesano’ 3; quelli di Lettere 2. Mettiamo che per uno
sdoppiamento si richieda (in base alla formula numero di studenti x
‘peso specifico’) quota 300:
a un docente di Storia della filosofia (o di Storia della Toscana
moderna) basteranno 100
studenti; invece un professore
di Glottologia, o di Letteratura Greca, o di Papirologia, o di
Filologia romanza (materie notoriamente facillime e ultralight) ne
dovrà mettere insieme ben 150.
Stravolti e increduli vi stropicciate gli occhi? Vi sembra pura
follia? Eppure è vero. I manicomi, lo sapete, sono stati chiusi da
tempo per effetto della legge Basaglia. In compenso, sono rimaste
aperte le università. Avanti, c’è posto!
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