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MARINELLI SUPERSTAR
A proposito: che dire del governo imperiale? Meglio lasciare la parola ai magistrati e a quei giornalisti non sudditi e non prezzolati che ancora rendono un prezioso servizio all'informazione. Repubblica,
cronaca di Firenze, 10 aprile 2008 (Franca Selvatici): “La
conclusione del pm di Trieste sull´assegnazione delle cattedre di
economia agraria - Quei concorsi erano condizionati ma non sono
punibili: archiviate” “Per
anni una «potentissima lobby» ha condizionato l´intero settore
universitario della economia agraria. Ma per il pm di Trieste esiste
un «buco» legislativo che non consente di punire queste condotte.
L'insegnamento universitario della economia agraria ha conosciuto «l´assoluto
predominio» di una scuola, definita anche «gruppo di potere», che
ha condizionato i concorsi e gli avanzamenti di carriera. Gli scambi
di favori sono divenuti regola. Si è creato un sistema che ha
favorito figli, parenti e affiliati a detrimento dei più meritevoli,
e che ha violato il principio costituzionale di imparzialità. Un
sistema che paradossalmente potrebbe definirsi mafioso, ma che, a
causa di un buco legislativo, non appare punibile sul piano penale. A
queste conclusioni è giunto il pm di Trieste Maurizio De Marco, che
nel 2006 aveva ricevuto per competenza l´indagine aperta a Firenze
sui condizionamenti dei concorsi universitari di economia agraria, e
che ora ha chiesto l´archiviazione del procedimento. A Firenze sei
docenti erano finiti sotto inchiesta per associazione a delinquere e
abuso d´ufficio. Fra loro spiccava il professor Mario Prestamburgo,
ordinario a Trieste, presidente della Società italiana di economia
agraria, già parlamentare dei Popolari e sottosegretario nel governo
Dini. Fra i concorsi ritenuti pilotati, vi era quello per un posto di
ricercatore di economia agraria bandito dalla facoltà di Medicina di
Firenze e vinto il 17 ottobre 2002 da Nicola Marinelli, giovane figlio
del rettore dell´ateneo fiorentino Augusto Marinelli, che è
ordinario di economia agraria. All´epoca Nicola Marinelli non era
ancora dottore di ricerca. Restò l´unico candidato perché gli altri
tre si ritirarono. L´inchiesta nasce nel 2004 dagli esposti di un
illustre docente, il professor Quirino Paris dell´Università di
California, che denunciò il condizionamento dei concorsi attraverso
il capillare controllo delle elezioni dei commissari. I candidati con
maggiori titoli, che avrebbero potuto fare ombra al vincitore
designato, venivano consigliati di ritirarsi. Le indagini confermarono
la gravità della situazione. Al professor Prestamburgo fu sequestrato
un cd rom con i nomi di tutti i docenti italiani di economia agraria
aventi il diritto di eleggere i commissari di concorso, e a fianco di
ogni nome era indicato il nominativo a cui attribuire il voto. In un
altro file ad ogni docente era abbinato il relativo referente. Alcuni
economisti agrari hanno confermato di essere stati invitati a
ritirarsi dai concorsi, perché erano più titolati del predestinato
vincitore. Altri, soffocati da un sistema così condizionato, hanno
cambiato settore di insegnamento. Ci sono state carriere spezzate e
sull´intera disciplina, quasi in ogni ateneo d´Italia, è calata una
cappa di conformismo. Ma proprio per questo diffuso conformismo e per
il consenso capillare conseguito da Prestamburgo e dalla sua «potentissima
lobby», tale da condizionare la intima coscienza dei commissari di
concorso, non sarebbe contestabile - secondo il pm di Trieste - il
reato di abuso d´ufficio.” Dunque una “potentissima lobby” al cui vertice, insieme all’ex sottosegretario Prestamburgo, c’era (c’è?) l’ex rettore dell’università di Firenze. Un “gruppo di potere” spregiudicato e arrogante, che ha sistemato in cattedra mogli, figli, parentado assortito, valvassori e valvassini; un sistema “che paradossalmente [ma mica tanto paradossalmente] potrebbe definirsi mafioso”. Però non c’è reato, non c’è abuso, perché un buco legislativo (ossia la mancanza di una norma che sanzioni penalmente certi comportamenti) consente che tra le maglie larghissime della legge sguizzino indenni non solo le anguille, ma anche gli squali. Pesano come macigni le parole del pm di Trieste, che ha capito benissimo il clima di conformismo, di sudditanza al potere, d’indifferenza - e più spesso di complicità con l’illegalità diffusa - che impera negli atenei. Come potrà l’Italia competere con le nazioni più avanzate se la formazione della classe dirigente e la ricerca restano nelle mani di cricche che, in sostanza, il magistrato definisce paramafiose? La richiesta d’archiviazione del pm di Trieste è sì una sconsolata dichiarazione d’impotenza, ma è anche un atto d’accusa contro un sistema che dovrebbe far arrossire di vergogna quanti di noi, docenti universitari, conservano ancora un briciolo di dignità. Intanto,
Marinelli non è più rettore. Qualche ingenuo se lo sarebbe potuto
immaginare seppellito da scandali, scandaletti e malamministrazione
(ricordiamo che, devastato da assunzioni di personale inutile - vedi
sopra - e mutui edilizi iugulatori, il bilancio dell'ateneo sprofondò
nel rosso più cupo: anziché portare i libri in tribunale, Marinelli
li portò in Regione, dove ottenne subito soccorso sotto forma di 48
milioni di euro - ovviamente del contribuente – in cambio del
complesso edilizio delle Montalve. Domanda: che se ne fa Oggi, nella cronaca cittadina della “Repubblica”, c'è chi esprime esultanza. Titolone: “Visto? Li abbiamo fatti fuori tutti”. Tutti chi? Ma i cattivi, è ovvio! Fuori maneggioni, intrallazzatori e cattivi amministratori; dentro specchiati gestori della cosa pubblica e illustri docenti immuni da qualsiasi ombra di nepotismo, noti difensori dei soldi del contribuente. Che sente sempre più spesso il vecchio ritornello delle compagnie d'avanspettacolo: bambole, non c'è una lira. In compenso, però, ci possiamo consolare col nuovo che avanza. 16 gennaio 2011 |