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Ultimi fuochi di luglio Non si dovrebbe mai andare in vacanza,
soprattutto a luglio. Si parte per godersi il meritato riposo e
invece, zac! c’è chi coglie proprio quel momento di disattenzione,
quel breve periodo di lontananza dalle beghe quotidiane per piazzarti
un colpo a sorpresa. E non è quasi mai una sorpresa piacevole. Sarà un caso, ma guardate che intensa
attività ha svolto sotto il solleone l’ateneo fiorentino: 1)
esce il bando della
Fondazione per la ricerca e l’innovazione (debitamente pubblicizzato
con e-mail del 30 luglio). Un’osservazione: è senz’altro giusto
riservare corsie preferenziali a ricerca e innovazione d’ambito
scientifico e tecnologico; ma che tra i percorsi privilegiati
l’unico che possa interessare Lettere e Filosofia s’intitoli
“Sfide della contemporaneità” (così illustrato: “Si sollecita
la presentazione di progetti di ricerca che, anche in eventuale
collaborazione con gli enti interessati, siano capaci di valorizzare,
nella contemporaneità, iniziative nel campo delle arti figurative,
dello spettacolo, della musica, dell’architettura,
dell’urbanistica”) merita qualche commento. Già quella prosa
goffa e fumosa la dice lunga sulle competenze umanistiche
dell’estensore, che, travolto dall’ossessione della contemporaneità,
non riesce nemmeno a evitare il ridicolo: che significherà mai "valorizzare nella contemporaneità"? Il restauro della Cappella
degli Scrovegni ha forse valorizzato l’opera di Giotto per la gioia
del fantasma di Masaccio? Quello della Cappella Sistina ha forse
proposto i ritrovati colori di Michelangelo all’attenzione
dell’estasiato ectoplasma del Pontormo? L’edizione di un trovatore
valorizza la lirica d’oc, che so, a uso e consumo degli spiriti
benemeriti di Angelo Colocci o Giovanni Maria Barbieri? In realtà,
tra le pieghe del grottesco involontario, il senso del discorso è
chiaro: la precedenza andrà a tutto ciò che può avere un mercato,
che sia accessibile alle scolaresche in gita e alle casalinghe in
libera uscita, come il Dante un po’ cialtrone di quel Benigni,
addottorato honoris causa - in filologia! - proprio a Firenze, a cui un filologo
non dilettante (Giorgio Inglese, docente a Roma-La Sapienza) fece a
suo tempo notare, in un articolo pubblicato sul supplemento letterario
del “Sole24ore”, come non sia propriamente un buon servizio alla
divulgazione - tanto meno alla filologia - spiegare un testo
attribuendo alle parole un senso che non hanno. 2)
viene firmato (30
luglio 2007) l’accordo Masterplan, un protocollo d’intesa fra
Comune e Università, volto a “sostenere le istituzioni di alta
cultura locali e internazionali presenti nell’area fiorentina”,
ovvero l’ateneo, le accademie, i centri di ricerca CNR, archivi e
biblioteche, le università americane, l’Istituto Universitario
Europeo, l’Istituto francese, l’Istituto germanico di storia
dell’arte e, non ultimo, l’immancabile Istituto Italiano di
Scienze Umane (ovvero il nostro beneamato SUM). Una lettura incrociata
del protocollo e delle più recenti delibere del Senato Accademico
offre indicazioni interessanti. Il
punto 5 dell’o.d.g. del Senato Accademico del 13 giugno ci informa
che è stato assegnato al Prorettore per l’edilizia universitaria,
prof. Romano Del Nord, il compito di “contattare istituzioni
culturali nazionali e internazionali pubbliche e private” con sede a
Firenze per redigere una scheda da cui risultino: a)
le dimensioni (numero dei ricercatori e dei docenti, degli
studenti, dei corsi, dei locali, ecc.); b)
le criticità; c)
le esigenze; d)
le propensioni a lavorare in rete. Leggendo
il protocollo d’intesa si apprende che l’ateneo fiorentino ha
assunto la rappresentanza di tutti gli istituti del territorio “per
la definizione degli interventi infrastrutturali”, dunque
sostanzialmente legati all’edilizia. Ci chiediamo allora: a chi sarà
data la rappresentanza per coordinare e potenziare l’offerta
culturale? All’università di Firenze basta e avanza occuparsi di
edilizia? Ma se vogliamo restare in questo campo, l’ateneo
fiorentino, prima d'indagare sulle eventuali ‘criticità’
altrui, dovrebbe guardare in casa propria: che dire, ad esempio, dei
locali fatiscenti di Psicologia? E fino a quando continuerà,
nell’indifferenza (ma si dica pure incapacità) dei pubblici
amministratori e di chi dovrebbe controllare il territorio, lo sconcio
inaudito di piazza Brunelleschi e dell’ex cortile d’ingresso alla
Facoltà di Lettere, un caso vergognoso di degrado ormai assurto alla
cronaca nazionale (vedi, qui sopra, l’immagine tratta dal “Venerdì”
di “Repubblica” del 20 luglio scorso)? 3)
Proseguono le grandi
manovre nel settore dell’edilizia: l’ultimo colpo messo a segno è
il recupero della Villa di Castelpulci, che diventerà, come si legge
sull’articolo della “Nazione” del 2 agosto 2007, “campus
universitario per il design e la moda”. È stata la Provincia a dare
il via al secondo lotto di restauro, per il quale è previsto un costo
di € 11.500.000. Per il design e per la moda, a quanto pare, le
risorse si trovano e la Provincia non esita ad aprire il borsellino;
mentre l’istituzione (a costi limitatissimi) di una Facoltà di
Lingue e Letterature straniere, che gioverebbe anche all’attualmente
ingestibile Facoltà di Lettere, razionalizzerebbe i curricula e
migliorerebbe i servizi agli studenti, da decenni invocata, sembra non
interessare a nessuno. E analoga indifferenza si constata nei
confronti di un altro problema da tempo sul tappeto e mai risolto,
quello di una ristrutturazione della Biblioteca Umanistica che renda
finalmente questa importantissima struttura conforme alle norme
vigenti. Ma
il botto finale dei fuochi d’artificio estivi viene da fuori. Il
patto Mussi – Padoa Schioppa, a cui tutti i giornali hanno dato
ampio spazio il 3 agosto, presenta il rischio commissariamento per gli
atenei finanziariamente dissestati (in primis quello fiorentino) non
più come un’ipotesi remota, ma come una minaccia reale e
incombente. A questo punto si pone l’interrogativo: come farà
l’università di Firenze a rimettere i conti in ordine? E
soprattutto: quale credibilità possono avere, per tale opera di
risanamento, quegli organi di potere (Senato Accademico e Consiglio di
Amministrazione) che, rinunciando ai doverosi controlli, hanno
sfondato il tetto del 90% del fondo ordinario di dotazione? In
particolare: è giusto che restino al loro posto quei presidi che,
perseguendo l’ottusa politica del consenso a buon mercato, hanno
appoggiato l’indiscriminata proliferazione di contratti e
contrattini, di corsi di laurea ‘doppioni’, di ‘scorrimenti’
di carriera a valanga? Qualcuno ha mai pensato di affidare a Callisto
Tanzi il risanamento della Parmalat? Perché il risanamento della
voragine di bilancio dell’ateneo fiorentino dovrebbe invece spettare
di diritto alla screditata ditta Marinelli & C.? In questo frenetico susseguirsi
d’iniziative prebalneari, spicca un singolare caso d’inerzia che
riguarda i dottorati. Ricostruiamo le tappe della vicenda: 1)
9 maggio 2007, punto 11 dell’o.d.g.: il Senato Accademico
approva l’istituzione del XXIII ciclo dei dottorati di ricerca, dopo
aver acquisito il parere del Nucleo di valutazione; 2)
13 giugno 2007, punto 12 bis dell’o.d.g. del Senato
Accademico (“bis” perché è stato inserito dopo la convocazione
della riunione, ossia all’ultimo momento): “Istituzione ciclo
XXIII dottorati di ricerca con sede presso l’Istituto Italiano di
Scienze Umane”. Si noti che il 25 maggio il SUM aveva chiesto
“l’autorizzazione a procedere autonomamente, entro il 10 giugno
2007, alla emanazione del bando per il ciclo XXIII”, relativamente
ai tre dottorati attivati in collaborazione con l’università di
Firenze: “Studi di antichità, medioevo, rinascimento”; “Scienza
della politica”; “Universalizzazione dei sistemi giuridici: teoria
e storia”. Il relativo parere del Nucleo di valutazione, come si
legge nelle “Determinazioni assunte”, non è pervenuto al Senato
Accademico in quanto la commissione doveva riunirsi il giorno
successivo (il 14 giugno), ma il Senato “nelle more del parere del
Nucleo di valutazione […] approva”. A
quanto pare, le regole non contano (vedi, in questo sito, Le
regole nel pallone e Modesta proposta), anzi sono lì apposta per esser
calpestate. Si approva anche senza il parere del Nucleo di valutazione
e si stendono tappeti rossi a Sua Maestà SUM. Di fronte al potere,
politico, finanziario o mediatico che sia, e ai suoi intrecci palesi o
più verosimilmente occulti, non c’è che una regola: l’ossequio
servile. 3)
4 luglio 2007, punto 14 ter dell’o.d.g. del Senato
Accademico: “Proposta di istituzione del XXIII ciclo di dottorato di
ricerca e delle scuole di dottorato – Formulazione delle proposte
della Commissione dei rappresentanti delle aree scientifiche
dell’Ateneo”. La
formulazione è identica a quella del 9 maggio 2007. Come mai viene
ripetuta la proposta d’istituzione? Solo per specificare meglio le
fonti di finanziamento, quando l’atto era già stato approvato? Una
stranezza… Intanto, tra nìnnoli e nànnoli (come si dice a
Firenze), il bando non esce. 4)
20 luglio 2007, punto 11 dell’o.d.g. del Consiglio di
Amministrazione: “Istituzione del XXIII ciclo di Dottorato di
Ricerca e delle Scuole di Dottorato”. ACM, cioè approvato con
modifiche rispetto al testo presentato dagli Uffici. È troppo presto
per poter leggere sul sito la relativa determinazione assunta, ma la
notizia dell’“istituzione” è fuor di dubbio. 5)
20 agosto 2007: scadono i termini per la presentazione delle
domande per il concorso di dottorato presso il SUM. Era questa la data
fissata l’anno scorso per i dottorati di ricerca dell’ateneo
fiorentino, che ora gentilmente cede il passo, in modo che il SUM sia
il primo a lanciare i dottorati (e a scegliersi gli allievi migliori:
al SUM la crème de la crème,
agli altri gli scarti). Dunque, a tutt’oggi, sono usciti i
bandi dei dottorati del SUM (scadenza 20 agosto 2007), ma non quelli
dell’ateneo fiorentino. Si dirà: potenza del denaro! Ma c’è un
piccolo particolare: anche quelli del SUM sono soldi pubblici, forse
non sempre oculatamente investiti. Tanto per dirne una: che cosa mai
spingerà l’INPDAP a finanziare il SUM a scatola chiusa, senza
alcuna verifica delle attività svolte e dei risultati conseguiti? Il danno per l’ateneo fiorentino è
evidente. Più evidente ancora è il fatto che gli organi accademici
fiorentini si adoperano in ogni modo, anche al di là del lecito, per
favorire il SUM, che pure è un temibile concorrente. Su quali
connivenze, su quali intrallazzi, su quali accordi sotterranei si
fonda questa politica apparentemente autolesionistica? E soprattutto, cui prodest?
Ireneo Galizia e Strepsiade Firenze, 6 agosto 2007 |