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L'ISU, le sue strane peculiarità
"il vizio sta proprio in quel sottile limite fra il lecito e il non lecito, che con troppa disinvoltura e per troppo tempo si è pensato di poter tollerare. Nel frattempo la giustizia annaspa, avanzano gli indulti, e con questi la legge perdona, accondiscende, dimentica. La città di Tebe, racconta Sofocle, si è ammalata perché ha chiuso gli occhi, perché non ha saputo né voluto vedere le responsabilità di chi l'ha governata per decenni, diventando di fatto connivente con un modo di vita che disprezza la legalità, denigra lo Stato, umilia la verità". Ma torniamo all'ISU. Questa la definizione che si legge sulla home page dell'Istituto: L'Istituto di Studi Umanistici (ISU) dell'Università di Firenze è una delle Scuole attraverso cui l'Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) svolge la sua attività di alta formazione e di promozione della ricerca. L'ISU: a) svolge attività di alta formazione attraverso corsi di dottorato di ricerca che prevedono numerose borse di studio e offrono agli allievi la residenza a Firenze. I programmi dei corsi prevedono una fitta serie di seminari a carattere marcatamente interdisciplinare tenuti da studiosi fra i più qualificati in campo internazionale;
Qualsiasi incertezza sulla reale appartenenza dell'ISU all'ateneo fiorentino è dunque fugata dalla dicitura ufficiale sopra riferita: "L'Istituto di Studi Umanistici dell'Università di Firenze". Già in un precedente articolo pubblicato su questo sito (La ribollita) si era denunciata una manifesta situazione d'incompatibilità: "c'è qualcosa di ancor più stupefacente. C'è quell'ISU (Istituto di Studi Umanistici) definito 'centro d'eccellenza dell'ateneo fiorentino'. Ma se è parte integrante dell'ateneo fiorentino, com'è possibile che ne siano rispettivamente direttore e condirettore Aldo Schiavone e Mario Citroni, che non appartengono più al corpo docente dell'università di Firenze in quanto trasferiti ad altro ateneo, ossia al SUM? E viceversa: com'è possibile che docenti di un'altra università (il SUM appunto) dirigano un centro d'eccellenza dell'ateneo fiorentino?". È incredibile, ma non è tutto. Le questioni sollevate per il Direttore Aldo Schiavone e per il Condirettore Mario Citroni, entrambi non più appartenenti all'università di Firenze in quanto trasferiti al SUM - scusate la ripetizione, ma la prolissità è d'obbligo per far capire che non ci sono equivoci né fraintendimenti: la situazione di cui si tratta è infatti così anomala e stravagante che la prima reazione è d'incredulità -, valgono a maggior ragione per la Giunta, per i Presidenti di classe e per il Comitato direttivo di classe (l'ISU è suddiviso in due classi, quella di Antichità, Medioevo, Rinascimento e quella di Scienza della Politica). La Giunta dell'ISU risulta ancora composta da: Aldo Schiavone, Franco Cardini, Mario Citroni, Claudio Leonardi, Massimo Morisi, Leonardo Morlino, Angelo Panebianco. A quanto risulta dall'organico ministeriale (sito www.miur.it : > università > professori e ricercatori > organico), tra costoro un solo docente risulta appartenere all'università di Firenze: Massimo Morisi. Un po' poco, forse, per una Giunta del nostro ateneo. Schiavone, Cardini, Citroni, Morlino - com'è stato più volte ricordato da Ateneopulito - dal 1° novembre 2006 non fanno più parte del corpo docente dell'università di Firenze; Angelo Panebianco afferisce all'università di Bologna, mentre il pensionato Claudio Leonardi, ex docente della facoltà di Lettere di Firenze, risulta ovviamente sconosciuto agli aggiornati elenchi del Miur. Per gli altri centri, quando si parla di organi esecutivi e non di un generico consiglio scientifico, vige la norma che chi ha raggiunto i limiti della pensione ne sia escluso. Ma l'ISU è differente, stranamente differente: modello privato, denaro pubblico. Come nella rabelaisiana abbazia di Thélème, nell'altana di Palazzo Strozzi, a quanto pare, un'unica regola regna sovrana: Fay ce que
vouldras (e ora vi chiederete: che significa quella minuscola aggiunta, quella sigla ignota a Gargantua e ai suoi Telemiti? Eh eh, ve la sciogliamo subito: "purché paghi Pantalone"). A proposito di docenti emeriti, i soliti malignazzi osserveranno che persino il conclave è precluso ai cardinali ultraottantenni, benché i vertici di santa romana Chiesa non siano propriamente un club di teenagers. Non sanno, gli ignorantoni, che le Eccellenze hanno un trattamento privilegiato anche rispetto alle Eminenze; sicché, con ogni probabilità, sarà vitalizio il cadreghino in Giunta del citato Leonardi, classe 1926, indimenticato dominus del Dipartimento di Studi sul Medioevo e il Rinascimento dell'università di Firenze. Indimenticato soprattutto da chi, per allergia congenita a qualsiasi compromesso col principio di legalità, pur d'andarsene da quel Dipartimento (rivoltato poi come un calzino dalla Guardia di Finanza) che sotto la diretta o indiretta gestione dell'illustre medievista era diventato una specie di stazione di transito di munifiche elargizioni piovute dall'alto, ci lasciò le penne - ossia i fondi di ricerca - fino all'ultima lira. Costò caro quel "non ci sto" silenzioso, tanto più che al danno si aggiunse la beffa, mentre l'Italia rimbombava di stentoree autoapologie e di sdegni farisaici declamati con studiato birignao. Impegnato a tempo pieno nella promozione del gioiellino di famiglia, la Fondazione cui è stato in seguito riconosciuto lo stato di Onlus, nonché nel potenziamento del faraonico impero editoriale da lui creato a fianco della medesima (sempre, s'intende, con lauto foraggiamento pubblico), Leonardi non ha lasciato grande orma di sé nella facoltà di Lettere. La docente chiamata, su indicazione dell'ex titolare, a ricoprirne la cattedra scappò ben presto a gambe levate per tornarsene saggiamente alla sua - senza dubbio meno scombinata - facoltà di provenienza, nell'università di Salerno. Ancor peggio era andata al Nostro con la sua allieva prediletta, per anni infaticabile e devotissima collaboratrice nelle poliedriche attività universitarie e private, da tutti ritenuta candidata naturale alla successione. Un bel giorno, stufa di sottoscrivere rendiconti (per così dire) 'creativi', la fida ricercatrice gli intentò causa determinandone il rinvio a giudizio per malversazione e truffa aggravata. Presidenti delle due classi restano, a dispetto della loro condizione di ex docenti dell'ateneo fiorentino, Schiavone per Antichità, Medioevo, Rinascimento, e Morlino per Scienza della Politica. Non molto diversa è la situazione dei Comitati direttivi delle due classi. Il primo Comitato (Classe di Antichità, Medioevo, Rinascimento) è composto da: Franco Cardini, Mario Citroni, Paolo Desideri, Andrea Giardina, Mario Labate, Claudio Leonardi, Aldo Schiavone, Corrado Vivanti. Di questi 8 membri solo 2, Desideri e Labate, appartengono all'università di Firenze. Ora, si converrà che una percentuale del 25% dei componenti sembra davvero esigua per il Comitato direttivo di una Scuola dell'ateneo fiorentino. Il restante 75% è costituito dai ben noti professori del SUM (Cardini, Citroni, Giardina, Schiavone) e da due pensionati, il sullodato Leonardi e Vivanti (già docente di Storia moderna all'università di Roma-La Sapienza). Ci spiegate, per favore, come può un simile Comitato, ove i docenti fiorentini sono una minoranza trascurabile, agire per conto e in rappresentanza dell'università di Firenze? Il caso del secondo Comitato (Classe di Scienza della Politica) è ancor più sorprendente. Ecco qua l'elenco dei componenti: Luciano Bardi (università di Pisa), Stefano Bartolini (università di Bologna), Mauro Calise (università di Napoli), Giliberto Capano (università di Bologna), Maurizio Ferrera (università di Milano), Liborio Mattina (università di Trieste), Leonardo Morlino (SUM). Dunque nessun docente di ruolo dell'università di Firenze ne fa parte, anche se Bardi e Mattina risultano docenti supplenti sul Cerca chi dell'ateneo fiorentino. Aggiungiamo, per completezza, altri dati: 1) dei 47
professori facenti parte del Consiglio scientifico per la Classe di
Antichità, Medioevo, Rinascimento, solo 12 risultano inquadrati
nell'università di Firenze, cioè il 25% circa del totale. In altri casi
(in particolare per i master e per i dottorati) è richiesta una
percentuale di docenza strutturata all'interno dell'ateneo fiorentino
ben superiore a quella registrata per l'ISU. Ma evidentemente l'ISU è
differente: stranamente differente; Se i docenti fiorentini scarseggiano, abbonda invece il personale amministrativo. Date un'occhiata allo staff dell'ISU: ben 12 (dodici!) persone, tutte con indirizzo e-mail targato @unifi.it. Sapete di quante unità amministrative dispone, tanto per fare un esempio, il Dipartimento di Lingue e Letterature neolatine? Due. Il SUM, unico beneficiario di tanta generosità, incassa soddisfatto e non ringrazia nemmeno, mentre le nostre facoltà umanistiche si trovano oggi schiacciate, umiliate e persino irrise dallo spregiudicato squadrone guidato - ci si passi la rima - da capitan Schiavone. I fatti sopra esposti non hanno bisogno di commento. L'università di Firenze ha sempre brillato per prodigalità: i favori al SUM (o a qualche fondazione privata) sono inezie, in confronto al megaservizio reso ai poteri forti - leggi FIAT - dal rettore Paolo Blasi, con l'onerosissima acquisizione dell'area di Novoli e il conseguente, rovinoso dissesto del bilancio ("Un elemento di forte indebitamento - dice il segretario provinciale della Flc Cgil nell'intervista pubblicata dall'"Unità" del 29.12.2006 sotto il rassicurante titolo A rischio gli stipendi universitari - è stata la politica edilizia iniziata una decina d'anni fa. Il polo di Novoli finisce per costare il doppio del previsto e sono stati accesi mutui che da decennali sono diventati trentennali: in questo modo gravano meno su base annua, ma costano di più". Postilla istruttiva: lasciate le finanze dell'ateneo, alla scadenza del suo mandato, nelle condizioni disastrose sopra descritte, Blasi è stato premiato con una prestigiosa poltrona nel Consiglio Superiore di Bankitalia). Favori, elargizioni e scelte dissennate, all'insegna della più ottusa demagogia, nella gestione del personale docente ("Invece di optare per il reclutamento di giovani ricercatori si è scelto di fare concorsi interni, accrescendo il numero di professori associati e ordinari. E l'aumento del costo del personale docente è a carico del bilancio dei singoli atenei", si legge ancora nell'articolo sopra citato) hanno sprofondato l'università di Firenze nell'attuale situazione di bancarotta. Così, se la stampa cittadina lancia allarmi sempre più drammatici ("voci insistenti … dicono che da giugno prossimo potrebbero mancare i soldi per pagare il personale", art. cit.), se ormai per far cassa si è costretti a vendere l'argenteria di casa (Villa la Quiete delle Montalve, sbolognata alla Regione per 46 milioni € in una grottesca partita di giro), ai responsabili di questa catastrofe non resta che riflettere sull'articolo di Dacia Maraini e sull'antica saggezza dei proverbi: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Ma a piangere, purtroppo, saranno altri, quelli che non c'entrano nulla con la malauniversità dei politicanti e delle clientele, a cominciare dai giovani precari (spesso più bravi e produttivi di tanti cattedratici) per i quali le porte della carriera accademica resteranno desolatamente chiuse.
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