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La punta dell’iceberg Riportiamo qui l’articolo di Marco
Gemelli apparso il 12 marzo 2008 sul
Giornale della Toscana. Su un solo punto non siamo d’accordo:
quella che il bravo giornalista individua come ‘frangia’ è in
realtà la punta di un iceberg, perché a pensare come la frangia sono
in molti. Non tutti i ‘dissidenti’ sono andati all’incontro di
viale Morgagni: alcuni perché impegnati nell’attività didattica,
altri per non perdere tempo (visti gli spazi sempre più esigui che
un’ormai intollerabile elefantiasi burocratica dell’università
lascia alla ricerca e all’aggiornamento), altri infine per non
uscire allo scoperto, per non esporsi a rappresaglie accademiche, per
non essere segnati a dito come ‘provocatori’ o ‘amici dei
provocatori’. Università, una “frangia”
di 40 docenti denuncia disservizi e criticità dell’ateneo Dal bilancio dell’ateneo al blocco del turnover, dai problemi legati
all’edilizia universitaria fino al sistema di organizzazione dei
poli. È un vero e proprio cahier de doléance, quello che
una quarantina di docenti dell’Università di Firenze sta mettendo
a punto e dopo Pasqua presenterà ai vertici dell’ateneo sotto
forma di un documento. Ieri pomeriggio, in viale Morgagni si sono
ritrovati i docenti - un’autentica frangia, a questo punto, ostile
all’attuale gestione di piazza San Marco - per puntare l’indice
contro la situazione in cui oggi si trova l’Università di
Firenze. «La situazione del nostro ateneo - hanno esordito i docenti - appare
sempre più grave sia dal punto di vista delle ordinarie esigenze di
funzionamento che in relazione alle prospettive per il futuro. Ciò
rende necessaria ún’attenta considerazione da parte di tutti noi,
perché non sembrano credibili soluzioni che prescindano da un
generalizzato coinvolgimento e da una diffusa partecipazione di
tutti. D’altra parte, il documento con cui gli organi di governo
dell’ateneo hanno in qualche modo mostrato di prendere
consapevolezza della serietà dei problemi e del fatto che
l’attuale condizione non dipende esclusivamente da fattori esterni
e non può quindi risolversi in politiche meramente rivendicative,
delinea un difficile percorso che abbisogna non soltanto di essere
attuato quanto, ancor prima, di essere definito in termini
sufficientemente puntuali». Al ‘confronto’ hanno preso parte
circa 40 docenti, provenienti da ogni facoltà: dopo una breve
introduzione, si sono susseguiti gli interventi «rivolti a fornire
l’indispensabile base informativa sulla dimensione della crisi
finanziaria dell’ateneo e sulle relative proiezioni pluriennali,
sul piano dei pensionamenti e sugli effetti del blocco del turn
over, sulla funzionalità organizzativa e sulla situazione del
personale tecnico-amministrativo, nonché sulla politica edilizia».
Al primo posto della ‘lista’ c’è il caso del blocco del
turnover fino al 2012: una situazione che secondo i professori
porterà in diverse facoltà a una riduzione fino al 39% del
personale docente (è il caso di Scienze), «a causa di
pensionamenti disomogenei da realtà a realtà». Il documento allo
studio - che verrà formalizzato nella prossima riunione della
‘frangia’ - indica anche una «necessaria discontinuità con
l’attuale gestione dell’ateneo». Quelli che invece hanno partecipato al
Forum erano solo 7: il prorettore vicario (prof. Alfredo Corpaci), il
prorettore per i rapporti col territorio (prof. Franco Angotti), il
prorettore all’edilizia (prof. Romano Del Nord), il prorettore alla didattica (prof. Sandro Rogari), il preside di
Lettere e Filosofia (prof. Franca Pecchioli Daddi), il preside di
Architettura (prof. Raimondo Innocenti) e il prof. Paolo Caretti (del
dipartimento di Diritto pubblico). Il resoconto del dibattito è
apparso sul “Corriere fiorentino” il 13 marzo 2008 col titolo: Sì,
l’Università rischia grosso.
L’autocritica: autonomia
usata male. L’accusa:
scarso aiuto dalle istituzioni. Nel corso del Forum, Innocenti e
Caretti non hanno mancato di avanzare critiche e riserve; ma la
sorpresa è la vera e propria confessione del prorettore vicario:
“Lo abbiamo capito in ritardo” proclama Corpaci, col capo cosparso
di ceneri quaresimali. E allora? Che cosa si aspettano questi tardivi
che arrivano solo adesso a capire quello che a tanti di noi era chiaro
da anni, ossia il disastro ineluttabile e imminente? Pensano forse che
il mea culpa basti a garantire una benevola assoluzione che consenta
poi di proseguire indisturbati sulla strada sciagurata che si è fin
qui seguita? Chiedono forse, in cambio di un atto di dolore e tre
avemmarie, un rinnovo della fiducia per poter continuare il loro
brillante operato e dare finalmente il meglio di sé? Sembra quasi che
vi sia una perseveranza diabolica nella logica distorta che condusse a
suo tempo al rinnovo del Consorzio Elisa, prorogato nonostante il
pesante deficit (su tale assurda delibera si veda Il
valore aggiunto del Consorzio Elisa, in www.ateneofuturo.it
) e successivamente, con rapido dietrofront (cui non è forse estranea
la denuncia di Ateneofuturo), posto in liquidazione. Intanto, all’insegna di queste
politiche volubili ma sempre miopi, meschinamente opportunistiche e
non di rado inconsulte, si prepara per l’università di Firenze un
ben triste futuro. Gli studenti faranno meglio a trasferirsi altrove. |