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Exemplum
fictum L’Italia,
come tutti sanno, è la patria del diritto (anche del dottor
Azzeccagarbugli, replicherà qualcuno; ma non dovete farci caso, sarà
uno della solita cricca di bastian contrari, disfattisti, cassandre,
rompiscatole, piantagrane e simili). Le menti più acute
nell’esegesi delle pandette, i più fini cesellatori del giure dove
li trovate, se non nel Belpaese? Oggi
20 settembre 2007, per esempio, tutti i quotidiani riportano le
sottili argomentazioni della procura di Roma sull’affare
Visco-Guardia di Finanza: il comportamento del viceministro
dell’economia nei confronti del generale Speciale fu certamente
“illegittimo”, ma nulla di più. Di reati nemmeno l’ombra.
Insomma, il suddetto Visco è sì un ragazzo un po’ discolo, ma non
è proprio il caso di prendere provvedimenti disciplinari; quanto al
riformatorio, per carità!, ma siamo matti? nemmeno pensarci. Una
tiratina d’orecchi e via, tutto a posto. Del resto, che volete che
sia un minuscolo, insignificante “comportamento illegittimo” privo
di qualsiasi rilevanza penale? Siamo in Italia, patria dell’ipergarantismo
e del perdonismo: non abbiamo forse un omicida eletto in Parlamento e,
per giunta, nominato vicesegretario della Camera? Immagino che la
maggior parte dei connazionali si senta rappresentata da questo - si
fa per dire - onorevole: più degli altri, di sicuro, Mariella Magi,
rimasta vedova poco più che ventenne, con una bambina piccolissima da
tirar su, grazie agli assassini di Prima Linea (del cui gruppo faceva
parte il suddetto deputato, Sergio D’Elia) che nel Anche
fare il lavavetri, ci spiegano, non è reato, è un illecito
amministrativo. A questo punto ci attanagliano i dubbi. Vuoi vedere
che (dopo la modifica garantista del reato di abuso d’ufficio)
nell’università dei garantisti e degli azzeccagarbugli puoi anche
presiedere la commissione che ti deve chiamare? Abuso di certo non è,
mancano dolo, danno o guadagno; che sia un piccolo “illegittimo”,
alla Visco? O nemmeno quello? Forse è solo cattivo gusto, una
cafonata. Ma le cafonate, ovviamente, non interessano il legislatore
(caso mai la genetica: cafoni si nasce, potremmo dire parafrasando Totò,
e qualcuno, modestamente, lo nacque). Allora,
visto che siamo entrati nello spinoso argomento ‘università e
legalità’, facciamo un exemplum
fictum, sulle orme degli antichi glossatori. Al posto dei
tradizionali Tizio, Caio e Sempronio mettiamoci, per convenzione, la
sora Lella. Dunque, poniamo che la sora Lella, docente di Archeologia
azteca, sia presidente del corso di laurea in “Gastronomia
toscana”. La sora Lella prende l’aereo e se ne va in Messico a
studiare con finanziamento pubblico: una ricognizione al Castillo di
Chapultepec, poi una visita al parco di Xochimilco, già che ci siamo
un’escursione sul Popocatépetl e una puntatina a Cancún. Beh,
direte voi, dov’è il problema? La sora Lella sarà andata in
missione coi suoi fondi di ricerca: tutto in regola. Eh no, è qui che
sbagliate: la sora Lella ha viaggiato in lungo e in largo a spese del
corso di laurea di cui è presidente. “Boh…
che c’entra Di
lontano, la vocina di un grillo parlante: “ma quale illecito, ma
quale reato! Va’ a farti friggere, tu e i tuoi arzigogoli
legalitari! Secondo me la sora Lella ha fatto bene, e basta. Tanto,
così fan tutte, per dirla con Lorenzo da Ponte, e se vuoi ti
canticchio anche una cavatina mozartiana. Anzi, no, per te meglio il
recitativo: ‘Scioccherie di beoti…’ E sappi che preside e
docenti (per la maggior parte) la pensano come me”. Preside?!?
Docenti?!? O come avrà fatto quella piattola parlante a sapere che
l’exemplum non era del
tutto fictum? |