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La
storia dell’ISU, dell’ISIT e del SUM è talmente complicata che è
difficile orientarsi e capire. Questa bizzarra costruzione di scatole
cinesi è così oscura, soprattutto nelle finalità, che non solo gli
sprovveduti e i non addetti ai lavori, ma anche intelletti sani (per
dirla con Dante) e scafati indagatori degli anfratti accademici
rischiano di smarrirsi nei meandri delle continue metamorfosi, dei
doppioni, dei sinonimi e degli hapax: per esempio, che cosa sarà mai
quella ‘struttura a rete’ magnificata come il top
dell’eccellenza, il futuro che avanza, l’avanguardia delle
avanguardie? Fra tante parole al vento e tanti insopportabili
articoletti agiografici pubblicati, forse anche in buona fede, su
prestigiosi quotidiani, chi vuol chiarirsi le idee farà bene a
leggersi, in questo sito, le riflessioni di Lucia Lazzerini (Senza
rete), dove si dimostra che, dietro la cortina fumogena delle
finte innovazioni, dei proclami reboanti e dei progetti strampalati
(tipo quello, da teatrino dell’assurdo, seppellito nel ridicolo in Tu
vo’ fà l’americano…), di concreto c’è assai poco.
Insomma, il re di denari (il SUM) è nudo bruco. Storia
oscura, dicevo; e confusa al punto che anch’io mi sono sbagliato.
Anzi, riconosco pubblicamente la mia bévue e, visto che siamo in
tempo di Quaresima, mi cospargo il capo di cenere. Ritenevo infatti
che l’ISIT, consorzio nato per promuovere la costituzione
dell’Istituto Italiano di Scienze Umane, avesse cessato di esistere
nel momento in cui era sorto il SUM, cioè l’Istituto Italiano di
Scienze Umane: e così avevo scritto (cfr. L’arcano
dell’eccellenza). Ma, come ho detto, mi sbagliavo. E siccome non
tutto il male vien per nuocere, dal mio errore traggo un prezioso
insegnamento: mai pensare che gli eventi (e soprattutto gli enti)
universitari seguano un corso logico. Esempio:
se un consorzio X viene costituito per fondare un certo istituto, che
ne sarà di X una volta nato l’istituto? A rigor di logica,
risponderete voi, dovrebbe cessar di esistere, suicidarsi, sparire.
Ingenui! Babbei! Invece sopravvive, è chiaro: perché buttar via
tanti bei posticini dove collocare i propri cari, i colleghi più
fidati, i simpatizzanti, gli amici degli amici? Gli enti universitari
sono come il maiale: non si butta via nulla. 8 maggio 2001:
nasce l’ISU. L’allora Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, all’interno della programmazione
del sistema universitario per il triennio 2001-2003, istituisce
l’Istituto di Studi Umanistici (= ISU), che successivamente sarà riconosciuto dagli organi accademici
come “Centro di Ricerca Trasferimento e Alta Formazione con
autonomia amministrativa, contabile e di spesa”. 12 ottobre 2002:
il Consiglio Scientifico dell’ISU approva la costituzione del
Consorzio “Istituto italiano di Scienze Umane”(= ISIT);
tale consorzio comprende l’Università di Firenze, Bologna, Napoli
Orientale, Napoli Federico II, Napoli Suor Orsola Benincasa. “le
strutture di cui si era dotato detto Consorzio risultano
obiettivamente eccedenti la sua specifica funzione, quale
determinata dal nuovo assetto delle attività già svolte dal
consorzio, gran parte delle quali sono ora passate all’Istituto
Italiano di Scienze Umane”. Sicché “appare doveroso - in
conseguenza del riconoscimento quale autonoma Università dell’Istituto Italiane di Scienze Umane -
procedere alla ridefinizione delle strutture del Consorzio per renderle coerenti con la mutata situazione nella quale il
Consorzio stesso si troverà ad operare”. A tale dovere si adempie
dunque “in considerazione del fatto che la recente
istituzionalizzazione del SUM richiede, da un lato, che vengano
ridefiniti i compiti del consorzio e dall’altro che vengano
semplificati gli organi statutari”.
Questi
i principali canali di
finanziamento: 1)
quota
consortile di € 10.000,00; 2)
donazioni e
lasciti; 3)
contributi
dall’Unione europea 4)
contributi MIUR. Questi
gli organi: 1)
Consiglio dei
Consorziati; 2)
Direttore del
Consorzio; 3)
Collegio dei
Revisori dei conti. Di
fatto l’ISU ha generato l’ISIT; l’ISIT, nato per dare alla luce
il SUM, ha felicemente partorito il pargolo eccellente; ma, pur avendo
esaurito il suo compito procreativo, è rimasto accanto ai diletti ISU
e SUM. Bell’esempio di famiglia allargata! Così
le facoltà di Lettere e Filosofia, di Scienze politiche e di
Giurisprudenza si trovano a fronteggiare la concorrenza di strutture
ben più ricche e potenti. Qualcuno obietterà: il confronto stimola,
la concorrenza tonifica e irrobustisce. Qui però la lotta si fa
impari, la competizione infernale, la vita più dura di quella dei
dannati nell’affresco dello Zuccari. Gli avversari ora sono due, non
solo il SUM, ma anche il consorzio ISIT; entrambi spadroneggiano senza
neppure degnarsi di consultare gli enti fondatori e spudoratamente
s’ingozzano di quattrini allungando tentacoli in logge e storiche
altane. La questione è morale prima ancora che giuridica: si tratta
in ogni caso di Istituti pubblici, ma alcuni godono di privilegi che
ad altri (ossia alle facoltà) sono negati. “Non sono altrettanto
eccellenti”, replicheranno i soliti soloni. Eh già, non sono stati
abbastanza svelti e abili a mettersi in testa quella corona
d’eccellenza che i napoleoncini
di Palazzo Strozzi esibiscono tronfi e arroganti: IO
ME L’HA DATA, GUAI A CHI ME Tanto,
se anche la divina provvidenza si distraesse un po’, ci sarà sempre
il contribuente che provvederà, di tasca sua, a mantenerli
nell’agiatezza … 14.03.2007 Ireneo.galizia@libero.it
(in
collaborazione con Strepsiade) |