|
Bilanci
“creativi” Su
tutte le cronache fiorentine campeggiava, nei giorni scorsi, la fotina
del rettore Marinelli sorridente e trionfante per il raggiunto
pareggio del bilancio. Raggiunto come? Non si capisce bene. Ma intanto
il Magnifico gongola. Gongolano molto meno gli organi preposti alla
valutazione e alla revisione, che si arrampicano sugli specchi: dicono
e non dicono, non sconfessano apertamente ma in parte si dissociano
onde prepararsi, è chiaro, una via di fuga dalle manette di cui par
di sentire, seppur in lontananza, un sinistro tintinnio. Il
verbale della seduta del Nucleo di valutazione interna (12.12.2008) -
accessibile online all’indirizzo http://www.unifi.it/upload/sub/nucleo/delibere/2008/121208.pdf -
è molto istruttivo. Si comincia con una significativa denuncia del
ritardo con cui il bilancio di previsione 2009 è pervenuto al Nucleo
suddetto (riportiamo fedelmente il testo correggendo qualche refuso): “È
evidente che il mancato
rispetto dei tempi previsti dalla normativa dell’Ateneo non ha
consentito l’espressione di un parere in tempo utile per la riunione
del Senato Accademico prevista per il 10 dicembre 2008. Il tempo
disponibile ed i sia pur banali problemi connessi alla trasmissione
della documentazione (pervenuta
solo in forma cartacea) [sic!]
a tutti i membri del Nucleo, ha permesso l’espressione di un parere
sommario e sintetico, precludendo la possibilità di entrare nei
dettagli di bilancio, come invece sarebbe stato necessario vista la
gravità della situazione finanziaria di tutti gli atenei e dell’Ateneo
di Firenze in particolare”. Molto
interessante anche l’uso del condizionale, in stridente contrasto
col trionfalismo marinelliano: “L’esercizio
2009 si chiuderebbe in pareggio grazie agli interventi già avviati di
dismissione immobiliare, per € 10.088.088, e alla accensione di
nuovi mutui per € 3.455.827. Il disavanzo derivante dalla chiusura
dell’esercizio 2008, inizialmente stimato in € 27.702.521 e
presuntivamente ridotto ad € 17.288.255, sarebbe totalmente azzerato
grazie a un uguale ammontare di entrate per dismissioni immobiliari. Non
vengono fornite motivazioni per la attesa riduzione del disavanzo
2008. In particolare non viene specificato se la stessa derivi da un
aggiustamento delle voci in entrata o delle voci in uscita o da una
azione intenzionale di contenimento di qualche posta in uscita, anche
se ciò sarebbe importante per comprendere la dinamica delle varie
poste”. A
conclusione della sua analisi, il Nucleo esprime le seguenti
considerazioni generali: “Anche
se [...] il disavanzo potenziale è ridotto rispetto agli anni
precedenti, il bilancio di previsione per l’esercizio 2009 si chiude
in pareggio solo grazie ai
proventi da dismissioni immobiliari e dalla accensione di un nuovo
mutuo. È una situazione che si riproduce ormai da molti anni a
dimostrazione che essa è prodotta da cause strutturali che, come
ripetutamente segnalato dal Nucleo di valutazione negli anni
precedenti, hanno origine sia esterna che interna all’Ateneo. Il
Nucleo di Valutazione, nei pareri ai bilanci degli ultimi anni, ha
espresso la preoccupazione
crescente per una situazione finanziaria che andava aggravandosi e
la necessità della adozione di misure strutturali e linee di
miglioramento possibili sulle entrate e sulle uscite che potessero
contrastare gli andamenti negativi [...]. Nel complesso, dalla analisi
del bilancio di previsione presentato e dalla relazione di
accompagnamento del Rettore, non è semplice identificare un disegno
strategico di ampio respiro”. Inoltre,
il Nucleo di valutazione “ritiene indispensabile una più puntuale
analisi delle cause che, nel tempo, hanno prodotto la non favorevole
situazione finanziaria dell’Università di Firenze. Mentre esiste
una sufficiente chiarezza sulle cause esterne che discendono dalle
restrizioni al finanziamento pubblico delle Università [...], manca
una chiara ed esplicita definizione delle cause interne
(investimenti, gestione ed allocazione delle risorse) che
sono alle origini della perdurante situazione finanziaria
[...]”. In
riferimento alla relazione del Rettore che indica una serie di azioni
volte al risanamento delle finanze d’Ateneo - controllo di gestione,
miglioramento della struttura amministrativa, sviluppo di una nuova
politica energetica [non inganni l’espressione magniloquente: si
tratta più che altro di tagli al riscaldamento: inoltre, chiudendo il
sabato, si risparmierà al massimo qualche euro sul consumo delle
lampadine e dei computer] e di riduzione dei fitti passivi ecc.-, il
commento del Nucleo è addirittura sarcastico: a parte il fatto che
queste azioni virtuose risultano (incredibilmente) programmate per il
‘medio periodo’, mentre l’impellente necessità di misure
‘virtuose’ è stata da tempo rilevata, si osserva che “andrebbe,
forse con carattere prioritario, aggiunto il miglioramento degli
standard della didattica svolta in Ateneo”. Migliorare gli standard della didattica?
Sembra di leggere il libro dei sogni. Da quando è partita la
scellerata autonomia, la maggior parte delle facoltà è caduta nelle
mani di presidi spesso mediocri come docenti e come studiosi ma
eccellenti come intrallazzatori: presidi-autocrati che hanno favorito
la crescita inconsulta di settori poveri di studenti e zeppi di
professori, deprimendo volutamente, per contro, settori affollati di
studenti ma privi di adeguata copertura didattica (per avere un’idea
più chiara, dare un’occhiata alla statistica sotto riportata). Con
la conseguenza di gonfiare a dismisura la spesa per la retribuzione di
personale superfluo mentre il carico didattico nei settori
svantaggiati si faceva insostenibile. Chi risponde di questi
demenziali squilibri che hanno effetto devastante sui nostri atenei?
Ovviamente nessuno. Anzi: gli stessi che hanno prodotto lo sfacelo si
presentano come i paladini del risanamento: “ci vuole rigore,
vietati i trasferimenti, stop ai concorsi”. Così i settori
stracolmi di docenti che si trastullano sì e no un paio di studenti
pro capite possono allegramente infischiarsi dell’austerity, tanto
hanno già fatto il pieno. Chi invece non ha mai avuto niente - solo
perdite di posti - non sa più a che santo votarsi, travolto da
centinaia di esami, da decine di tesi, dalle riunioni dove si frigge
l’aria in acqua melmosa, dalla burocrazia asfissiante dei
rendiconti, dei registri e registrini che nessuno controlla, delle
mille schede inutili e dell’U-GOV. Piuttosto,
sarebbe ora d’indagare seriamente sulle responsabilità di un
fallimento che non è solo finanziario. E dal momento che solo i
numeri parlano il linguaggio della verità, fuori i numeri. E fuori i
nomi: dei docenti senza studenti, dei corsi di laurea con un numero
ridicolo d’iscritti ma fortemente voluti da chi, nello stesso tempo,
spingeva per la reductio ad unum di corsi ipertrofici, con centinaia
d’iscritti (per esempio: Studi Interculturali e Lingue e Letterature
Straniere). Il seguito alla prossima puntata: ne vedrete delle belle. Una
statistica per riflettere Nel
sito degli amici senesi gemellato col nostro, www.ilsensodellamisura.com
, si può trovare una statistica interessante sul numero di studenti
per ogni docente di ruolo nelle varie facoltà dell’ateneo di Siena: Medicina
(inclusi specializzandi): 10 Scienze
Matematiche Fisiche e Naturali:
10 Ingegneria:
17 Farmacia:
18 Lettere
(Siena): 21 Lettere
(Arezzo): 22 Economia:
30 Giurisprudenza: 46 Scienze
Politiche: 56 Totale
Siena: 18.5 Tanto
per fare un confronto: sapete quanti studenti erano iscritti alla
disciplina Filologia romanza
nell’a.a. 2007-2008? Duecentotrenta.
Sapete quanti sono i docenti di quella materia in tutto l’ateneo
fiorentino? Uno (più un ricercatore, a rigore - secondo l’attuale stato
giuridico - non tenuto a svolgere attività didattica). E sapete, tanto per
fare un confronto, quanti sono gli studenti iscritti al corso di
laurea in Studi geografici e
antropologici, attivato presso la Facoltà di Lettere e zeppo di
docenti? Ventuno. Meditate,
gente, meditate... |