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Un
ateneo migliore (con un apostrofo in meno)
Marinelli
non ha l’aria del cultore di Shakespeare (anche se, rivaleggiando in
versatilità con Pico de Paperis, è persino riuscito a improvvisarsi
- in un’esilarante sceneggiata allestita coi cumparielli napoletani
Schiavone e Trombetti - esperto di filologia trobadorica), e non gli
si può chiedere di accantonare le dispense di estimo rurale per far
tesoro, ora che si appresta a uscire di scena, del celebre epilogo
dell’Amleto: “The rest
is silence”. Ma in effetti farebbe meglio a tacere. Ha dimenticato
che la sua elezione era viziata ab origine e nacque da una
macroscopica anomalia, ossia dalla ‘furbata’ con cui furono
surrettiziamente inseriti nel corpo elettorale i ricercatori a tempo
determinato, abusivamente equiparati al personale tecnico
amministrativo di ruolo in servizio? Ha dimenticato la penosa
questione del consorzio Elisa, sollevata da Ateneofuturo, che
costrinse a modificare una decisione presa dal Consiglio di
Amministrazione? E qui ci fermiamo per carità di patria, non certo
per mancanza di argomenti. Su
un punto, la trasparenza, conviene però tornare. Nell’intervista al
“Corriere fiorentino” il Rettore afferma che “le delibere [delle
sedute degli organi accademici] vengono immediatamente pubblicate sul
sito”. È vero; ma le delibere, come osserva giustamente Paolo
Caretti nella sua odierna replica a Marinelli (“Corriere
fiorentino” 17.06.09), sono cosa ben diversa dai verbali, e per
amore di verità bisogna aggiungere che i verbali in alcuni casi sono
stati approvati con grave ritardo. Scrive ancora Caretti: esemplare in tal senso il verbale del Senato Accademico del 28 gennaio 2008 che è stato portato all’approvazione dello stesso Senato solo l’8 ottobre 2008, cioè 8 mesi dopo. Il motivo di ciò? All’ordine del giorno c’era l’approvazione degli ‘ordinamenti didattici dei corsi di studio ai sensi del DL 270/2004’, cioè la seconda riforma, e non tutto è andato in modo ‘liscio’. Ad esempio si legge: “il Nucleo [di Valutazione interna] si è impegnato ad inviare detta relazione entro il 26/1/2008. Si conferma che ad oggi non è pervenuta all’Ufficio nessuna documentazione al riguardo, che si presume sarà consegnata direttamente alla Segreteria degli Organi Accademici” (p.10). Ciò non significa forse che i senatori hanno approvato senza conoscere le osservazioni del Nucleo? E ancora: a proposito della laurea interfacoltà in Cultura e progettazione della moda, si legge l’intervento dello studente Epifani: “Il progetto appare molto confuso: non è prevista una sede, non si danno indicazioni su un eventuale numero programmato delle iscrizioni e non si dice se gli studenti saranno chiamati o meno a versare una quota aggiuntiva di tasse e contributi” (p. 25); eppure è stato approvato. Che dire delle parole profetiche (p. 33) “La riforma proposta ha le gambe corte, e un fiato veramente esiguo: può reggersi solo per il primo triennio di applicazione”? E si potrebbe continuare. Ma dopo 8 mesi la memoria si affievolisce, e tutto si dimentica. Speriamo
che questi siano gli ultimi fuochi - fuochi fatui - della vecchia e
fallimentare gestione. Finalmente si volta pagina!
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